Roberto Artoni, docente di Scienza delle Finanze, traccia scenari futuri in un’intervista a Libero: “L’Ue ora è solo un gioco al ribasso, una guerra tra poveri. I tedeschi vanno apparentemente bene, ma stanno predisponendo il crollo dell’Europa”

“Se non cambia nulla ci saranno altre Brexit. Ci sarà la Francexit e l’Italexit”. La previsione è di Roberto Artoni, 74 anni, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi di Milano. Un passato da commissario Consob, non è certo annoverabile tra gli euroscettici eppure la sua analisi, distillata in un’intervista a Libero, è impietosa: “L’Europa? Una guerra tra poveri. Deve cambiare o andrà in pezzi”. “Ora è solo un gioco al ribasso delle strutture fiscali, di spesa pubblica, di integrazione dell’immigrazione”. Appunto “Una guerra tra poveri”.

E ancora: “Così non si va avanti. L’Europa è nata con l’idea che bastavano i vincoli di spesa pubblica e tutto sarebbe andato bene. Una visione ottimistica tipica del mainstream economico”. Per l’economista occorrerebbe centralizzare il debito pubblico degli Stati: “Senza questo passo, con tutti i vincoli di corretto comportamento fiscale necessari, non si va da nessuna parte. Draghi si è inventato di tutto, ma scade tra un anno. I tedeschi vanno apparentemente bene, ma stanno predisponendo il crollo dell’Europa”.

Sul fronte più squisitamente interno, Artoni parla di Renzi: “L’abolizione di Equitalia? Ha solo cambiato nome, una trovata elettorale”, e rilascia un giudizio netto sulla tendenza che vede realtà estere fare shopping di aziende italiane: “Li chiamano investimenti, ma sono acquisti. Sembra un Paese in svendita. È uscito adesso il libro di uno storico molto bravo, Giuseppe Berta, che riconduce tutto all’Iri: doveva essere un momento di rilancio ma fallì. Ricordo anche il disastro di Telecom con la responsabilità di un governo che si diceva di sinistra”.

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