E in un’intervista con RaiNews24 accusa ancora: “L’Occidente difende il golpe”

L’accusa è la stessa che da giorni da Ankara rivolgono all’Occidente: quella di essersi scordati della Turchia, che pure ha subito un tentativo di colpo di Stato, quella di stare di fatto dalla parte di chi voleva rovesciare il governo, per mettere tutto in mano a una giunta militare.

È in un’intervista con RaiNews24 che il presidente turco Recep Tayyip Erdogantorna a ribadire che l’Occidente deve scegliere da che parte stare, perché “dopo alcune dichiarazioni” sembra che “sia dalla parte del golpe“.

Il tasto su cui battono in Turchia è sempre il medesimo: all’estero dovrebbero essere solidali con chi ha sconfitto l’esercito e non pesnare alle purghe, che pure nell’arco di due settimane hanno portato a quasi 20mila arresti e a un numero ancora maggiore di fermi, sospensioni dal lavoro e indagini in corso.

Mogherini non deve parlare da fuori – dice ancora Erdogan –, deve venire in Turchia a vedere di cosa parla. Quando a Parigi muoiono 5-6 persone Mogherini si è recata subito. In Turchia è in corso un golpe contro la democrazia e non è venuto nessuno in visita“.

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“Un’entità criminale che si autodefinisce religiosa”, così descrive la rete diFethullah Gulen, il predicatore che un tempo era sua alleato e che ora lui e la maggior parte dei turchi accusano di avere tentato di sovvertire il potere. Su di loro e su chi ha legami veri o presunti con loro, si stanno concentrando le epurazioni che vanno avanti dal 16 luglio.

Il presidente turco parla anche della pena di morte e anche qui ribadisce un punto su cui si era già espresso. Se la Turchia vorrà reintrodurla per i golpisti, lui non si opporrà alla volontà della maggioranza. Anche se questo gli costerà i negoziati già estremamente difficili con l’Unione Europea, che non prevede che i suoi membri o aspiranti tali possano fare uso della pena capitale. “Esiste negli Stati Uniti, Cina, Bahrein, Indonesia, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait… – elenca lui – Solo i Paesi dell’Unione europea l’hanno abolita”.

Nell’intervista con Lucia Goracci c’è spazio anche per una questione molto italiana, le indagini a carico di Bilal, figlio maggiore di Erdogan, che da noi ha un fascicolo per riciclaggio aperto a Bologna, dove studia alla John Hopkins University. “Questa vicenda potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia – commenta -, che dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio”.

Il Giornale

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