Proprio alla vigilia dell’arrivo a New York di Barack Obama, Matteo Renzi e altri 191 capi di stato e di governo, che parteciperanno domani al summit sui rifugiati e poi all’assemblea generale dell’Onu, un ordigno è esploso con grande fragore, sconvolgendo il quartiere di Chelsea, nella parte West di Manhattan, e ferendo 29 persone. Un secondo oggetto sospetto – probabilmente una pentola a pressione con un cellulare e dei fili elettrici attaccati – è stato ritrovato poco dopo, ancora inesploso, a quattro isolati di distanza.

“E’ stato un episodio molto grave e sicuramente intenzionale, ma per il momento non ci sono prove specifiche e credibili di legami con il terrorismo, né emergono minacce specifiche per la nostra città”, ha detto il sindaco di New York, Bill De Blasio, accorso subito sul luogo dell’esplosione. “Ventinove persone sono state ferite – ha proseguito il sindaco – ma per fortuna, tranne un caso, nessuna è in condizioni gravi e nessuna è in pericolo di vita”. De Blasio ha anche ricordato, nel chiaro tentativo di tranquillizzare gli 8 milioni di abitanti della metropoli, che New York è diventata, dopo l’11 settembre, la città meglio attrezzata al mondo, dal punto di vista degli strumenti tecnici e della preparazione delle forze di polizia, per affrontare i pericoli del terrorismo.”

La deflagrazione è avvenuta alla 20.30 di sabato sera quando la vita notturna di New York era in pieno svolgimento. Dalle prime ricostruzioni, sembra che l’ordigno fosse stato nascosto in un cestino metallico dei rifiuti all’angolo della 23ma strada e della Sesta avenue, una zona elegante, piena di negozi e locali, e non lontana da Eataly e dal Flatiron building.

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