Sul suo blog Steve Keen sfata ancora il mito del “moltiplicatore monetario”, con una spiegazione pratica e chiarissima. La conseguenza è ovvia: le mosse della BCE potranno fare ben poco per risolvere l’ormai gravissima crisi dell’eurozona.

Ti sei appena fatto il caffè, e ti rendi conto con orrore che il fornello sta incendiando l’intera cucina. Ecco che prendi provvedimenti decisivi: versi il caffè per terra.
Questo è il vero impatto che avrà l’ultimo tentativo della Banca Centrale Europea di rivitalizzare l’economia europea, che consiste nel tagliare i tassi di un impressionante 0,1% (da 0,15% a 0,05%) e di aumentare i tassi negativi imposti sulle riserve bancarie da un consistente -0,1% a un gigantesco -0,2%.
Perdonate il sarcasmo. Ma la domanda che dovrebbe sorgere spontanea a tutti – e che probabilmente sorge alla maggior parte della gente che non ha subito una lobotomia da 9.000 sterline (come Aditya Chakraborrtty ha recentemente descritto la laurea in economia) – è come sia possibile che un economista possa pensare che misure così insignificanti possano avere un impatto sul disastro che è l’economia dell’eurozona.
Ah, ma un economista può dirtelo. E’ per l’esistenza del moltiplicatore monetario! Questa potente arma trasformerà l’allegorica palude che è l’eurozona nel proverbiale mare che spegnerà l’incendio di una disoccupazione del 25% nell’Europa meridionale.
La fiaba teoria è la seguente.
Le banche prestano prendendo i soldi depositati da un cliente (diciamo 100 €), tenendosene una certa frazione (diciamo 10 per cento, cioè 10 €), che viene aggiunta alle loro riserve. Poi, prestano il resto (90 €) ad un altro cliente. Questo cliente spende poi i 90 €, e le persone che li ricevono li mettono nelle loro banche, le quali ne trattengono un 10% (9 €) e prestano il resto (81 €). Il processo si ripete indefinitamente, alla fine il deposito iniziale di 100 € è stato trasformato in 1000 € di nuovo denaro e nuova spesa.
Se partiamo da questo punto di vista, la causa della crisi europea è evidente: le banche non stanno facendo la loro parte, non prestando gran parte dei fondi dei loro depositanti come potrebbero. Invece che trattenere il 10% e prestare il 90%, si tengono il 25% e prestano solo il 75%. Le conseguenze sono meno soldi, meno spese e più disoccupazione.
Le prove sono la quantità di riserve che le banche private stanno accumulando oltre il minimo richiesto per legge (vedi la terza colonna nella figura 1).
L’eccesso di riserve era a livelli minimi prima della crisi (circa  700 milioni di €), ma sono balzate fino a oltre  400 miliardi di € durante la crisi. Da allora sono ridiminuite, ma sono ancora più di 100 volte maggiori di quanto non fossero in precedenza.
Figura 1: Riserve delle banche private nell’eurozona
Se solo questo eccesso di riserve fosse mobilizzato, pensate all’attività economica che genererebbe! Il rapporto minimo di riserve richiesto dall’eurozona è soltanto dell’1%, il che significa che le banche private possono anche tenersi 1 solo euro ogni 100 euro depositato, Ciò significa anche che 110 miliardi di eccesso di riserve potrebbe generare fino a 10.000 miliardi di euro di nuovo denaro – sufficiente a risollevare l’economia dell’eurozona fuori dall’attuale palude.
Ma le banche non stanno facendo il loro dovere. Al contrario, si siedono sui depositi dei loro clienti senza prestarli, probabilmente non si fidano a prestare perché hanno paura che i prestiti non vengano ripagati.
Allora costringiamo queste banche pigre a prestare, facendo diventare costoso “sedersi” su questi depositi. Puniamoli per aver trattenuto troppe riserve. Abbiamo provato a imporre una “tassa” dello 0,1%, e non è stato sufficiente. Raddoppiamo la tassa!
Questa teoria ha un piccolo problema, oltre al fatto che un tasso negativo dello 0,2% costerà alle banche appena 200 milioni di euro all’anno, che è una quantità insignificante. Sono tutte stronzate, perché le banche non possono prestare e non prestano le riserve, e le riserve non controllano la quantità dei loro prestiti. Per capirne il perché, dovrete sforzarvi un po’.
Quando un cliente di una banca fa un deposito, la banca registra l’incasso sia all’attivo che al passivo. Il contante stesso è un attivo, ma poiché il depositante può richiedere indietro il denaro in qualsiasi momento, è anche un debito che la banca ha nei confronti del cliente. La figura 2 mostra come la Deutsche Bankregistrerebbe la transazione se un depositante a caso – chiamiamola Angela – deposita 100 euro:
Figura 2: Angela fa un deposito

 

Notate che sia l’attivo che il passivo di Deutsche Bank aumentano della stessa somma. Questa è una regola contabile di base: tutte le transazioni devono essere bilanciate, altrimenti non sono state registrate correttamente. Mostriamo l’accaduto con un segno positivo da entrambi i lati: l’attivo sale e lo stesso fa il passivo (uso una convezione differente nel mio software Minsky, per ragioni tecniche).

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Cosa succede se Deutsche Bank prova a usare il deposito di Angela per prestare 90 euro a Mario, che è quel che sostiene la teoria del “moltiplicatore monetario”? Attenendosi alla regola contabile, quello che succede è mostrato in figura 3: la banca si tiene 10 euro del deposito di Angela e presta 90 euro a Mario.
Figura 3: Il modello di “moltiplicatore monetario” di un prestito fatto da una banca
Ma ci sono un paio di problemi. Anzitutto, non c’è stata creazione di denaro: si è solo spostato denaro da Angela a Mario. Inoltre, nessuno ha detto ad Angela che il suo conto è sceso di 90 euro. Infatti, questo non deve accadere, secondo il modello del “moltiplicatore monetario”: il suo conto deve sempre avere 100 euro.
Che ne dite se lo scriviamo? Allora abbiamo quanto mostrato in figura 4, ossia, ma prendendo in prestito le parole di un mio amico, è “tutto sbagliato”, perché le colonne non si compensano. Ci sono 100 euro di attivi e 190 di passivi.
Figura 4: Il secondo passaggio non corretto del modello del “moltiplicatore monetario

 

La rappresentazione giusta è in figura 5. La banca presta semplicemente a Mario accreditando sul suo deposito 90 euro e mostra lo stesso importo come un’attività. Le sue riserve non cambiano affatto, e sono completamente irrilevanti rispetto all’operazione (così come lo è il deposito di Angela).
Figura 5: Il modello corretto di prestito

 

 

Lo dirò in un altro modo, stavolta usando le parole della Banca d’Inghilterra:
Analogamente alla relazione tra depositi e prestiti, la relazione tra riserve e prestiti funziona nella maniera inversa a quella descritta in alcuni testi economici. Le banche prima decidono quanto prestare valutando quali sono le opportunità interessanti in termini di profitto che sono disponibili… Sono queste decisioni su quanto prestare che determinano quanti depositi bancari vengono creati dal sistema bancario. Il valore dei depositi bancari poi influenza quanti soldi di banca centrale vuole tenere in riserva una banca privata…., che vengono poi, normalmente, forniti su richiesta da parte della Banca Centrale d’Inghilterra.
Per riassumere quanto detto dalla Banca d’Inghilterra – e giusto per ripetermi – le riserve non influenzano i prestiti di una banca. Esistono solo per fare in modo che una banca possa appianare i suoi conti con un’altra, e le banche tengono questi conti i più bassi possibili. Perciò punire le banche private con un tasso ridicolo su un valore molto basso di riserve è efficace per stimolare un’economia tanto quanto versare il caffè sul pavimento per fermare l’incendio della cucina. Se questo è quanto di meglio la BCE possa fare, allora gli attuali livelli di disoccupazione da Grande Depressione che ci sono in Europa, continueranno.
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