di Stefano Ursi

Mentre l’Europa si interroga, in attesa delle varie tornate elettorali previste per quest’anno, sul proprio futuro, risuonano sui media le parole della cancelliera Angela Merkel, che ha parlato della possibilità di nascita di una ‘Europa a due velocità’: l’euro sta per finire il suo tempo? L’Europa si sta sfaldando? A questi e altri quesiti risponde, a IntelligoNews, Claudio Borghi, economista ed esponente della Lega Nord.

Nei giorni scorsi Merkel ha parlato di ‘Europa a due velocità’: ci spieghi i possibili scenari.

”Quando si parla di Europa è importante tenere a mente i termini con i quali si trattano determinate questioni: ricordo distintamente che di tematiche affini a questa si parlò in occasione dell’accordo raggiunto fra l’Inghilterra pre-Brexit di Cameron e l’Unione Europea, onde non arrivare all’uscita tout-court. In quel momento si iniziò a parlare di un’Europa a due velocità, con termini simili a quelli che sentiamo oggi: chi non ha l’euro ma sta nell’Unione e con essa vuol avere rapporti di vario genere viene considerato unione europea-2, per così dire, mentre chi invece ha l’euro deve muoversi verso una sempre maggiore integrazione. Per farla semplice, il tutto si sostanziava nel dire che, visto che l’Europa si presenta frammentata a causa di Paesi che avevano la loro moneta e se ne volevano andare, la soluzione era una sempre maggiore integrazione fra quelli che hanno l’euro: per noi, questo mi pare chiaro, sarebbe mortale. Siamo già ora in una gabbia con la tigre, andremmo solo a finire in una gabbia più stretta…”

L’Unione Europea si sta quindi sfaldando?

”Si, io sono convinto che il cercare soluzioni, piani B e cose di questo tipo sia prova evidente che lo sfaldamento è in atto e credo sia ormai inarrestabile. Oggi vediamo un sacco di gente che si sveglia, come Alice nel paese delle meraviglie parlando di queste tematiche, mentre fino a ieri ci trattava come eretici: basta questo a far comprendere la situazione del momento. E invece di fare autocritica su quanto fatto e detto fino a ieri, peraltro, pensano di poter passare impunemente da una parte all’altra. Non tralasciando il fatto che anche i canali di informazione si stanno riposizionando, puntando sulle cose che noi abbiamo detto per anni e passandole per scontate. Ma quel che rileva, al di là di queste dinamiche che sono di poco interesse, è che la sveglia per rendersi conto che il progetto ‘eurista’ era alla frutta, è stato l’uno-due Brexit-Trump”.

Il fatto che sia la Merkel a parlare di queste ipotesi è la prova che l’Unione Europea è sempre stata germanocentrica? È come il padrone della casa che sta per crollare che tenta di mettere le toppe?

”Assolutamente si, tenuto presente che loro fanno clamorosamente i propri interessi, direi che il padrone di casa invece di mettere le toppe medita di prendere l’argenteria e i portafogli prima del crollo. A latere di questo, va detto che non è ininfluente come si smantella l’euro: chi governerà questo processo? Come lo si farà? Le risposte a queste domande potrebbero avere delle conseguenze clamorose dal punto di vista di perdita o di guadagno degli attori in gioco e quindi se noi questo processo lo facciamo gestire a chi nella migliore delle ipotesi ha dimostrato di non capirci niente e nella peggiore di essere asservito alla Germania, lo pagheremo per generazioni”.

I rinnovati rapporti che stanno prendendo forma fra Usa e Russia, fra Trump e Putin, come potrebbero influenzare questo processo di indebolimento ed eventualmente sfaldamento dell’Unione Europea?

”Come sempre in geopolitica ci sono dei poli di attrazione e di aggregazione. Tenendo conto che la Germania non ha saputo o voluto essere un polo di aggregazione perché ha tenuto un comportamento predatorio nei confronti degli altri membri dell’UE, è possibile che si creino, in futuro, degli altri equilibri. Se penso all’Italia, ad esempio, la vedo equidistante in quanto a convenienza fra Usa e Russia, perché questi Paesi sono complementari, a livello commerciale, con il nostro; gli Usa sono un grosso acquirente dei nostri prodotti, e dall’altra parte noi siamo acquirenti di prodotti russi, specificamente petrolio e gas. In una maniera o nell’altra, un’Italia che compra prodotti da Usa e Russia e che a sua volta vende loro i propri prodotti, penso sia la nostra condizione ideale”.

Fonte: IntelligoNews

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