Secondo gli autori di questa iniziativa, il “si” degli italiani potrà aumentare la stabilità politica nel paese e aiutare a portare avanti tutte le riforme programmate dal governo. Però alcuni osservatori hanno un parere ben diverso. A loro avviso, la vittoria del “no” 
potrebbe provocare una crisi molto grave non solo sul territorio italiano ma anche in tutta l’Europa.

Sputnik-Italia ha raggiunto Gianmaria Fara presidente dell’Eurispes per capire quali conseguenze potrebbe avere questa consultazione sull’Italia e sull’Ue post-Brexit.

Dott. Fara, il referendum ha suscitato un forte dibattito politico in Italia. Come valuta la riforma costituzionale? Che cosa manca in questo testo che secondo lo stesso Matteo Renzi “poteva essere scritto meglio”?

“Io credo che ci siano ancora spazi per alcune modifiche che possono accontentare le opposizioni e la minoranza interna del PD. A mio giudizio, meglio questa riforma che niente perché comunque la riforma da possibilità di avviare una trasformazione, una modernizzazione del nostro sistema politico. Tuttavia un riforma non è sufficiente, il paese avrebbe bisogno di ben altro”.

Il punto più importante della riforma riguarda il Senato, che tra le altre cose non dovrà più dare la fiducia al governo e non si occuperà più di una grande parte delle leggi, che saranno di competenza esclusiva della Camera. Secondo i critici del referendum, questo cambiamento rischia di dare troppo potere al governo, molti parlano addirittura di “svolta autoritaria” visto che soltanto la Camera potrà determinare la caduta di un governo. Cosa ne pensa?

“Quella parte che riguarda il Senato mi sembra veramente una riforma del “vorrei ma non posso”. O il Senato si abolisce oppure lo si lascia e a quel punto rimane un Senato elettivo, quello che chiede Bersani in buona sostanza. Perché un Senato nominato dalle regioni è un Senato a mezzo servizio con ruolo istituzionale fortemente dimensionato che non ha grande senso. Sarebbe stato più coerente, più coraggioso chiedere l’abolizione del Senato e di creare un sistema monocamerale. Il Senato cosi come è previsto serve a poco al paese anche se questo in parte semplifica l’attività legislativa — i numerosi passaggi tra Camera e Senato, il voro di fiducia, le elezioni del Presidente della Repubblica, ecc. Insomma, si tratta di un cambiamento che accontenta alcuni ma non la gran parte delle persone. Non è una idea condivisa tra gli italiani. Comunque, mi pare che parlare di “svolta autoritaria” sia veramente eccessivo. Non è che la presenza del Senato oggi garantisce una qualità della democrazia più altra di quanto potrebbe garantirla un sistema monocamerale. Non credo che sia questo il problema. Il problema è trovare un nuovo equilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo. Oggi grazie soprattutto alla nostra legge elettorale noi abbiamo un parlamento di nominati e quindi un parlamento che in grado di esprimere una scarsissima autonomia rispetto al governo che di fatto influisce pesantemente sulla nomina stessa dei parlamentari”.

loading...

Renzi ha promesso di dimettersi se il referendum non passerà lo scoglio del voto popolare. Perché Renzi, con un consenso inferiore al 40%, ha deciso di personalizzare questo voto senza tenere conto che l’esecutivo non è stato eletto direttamente dal popolo? Rischia di cadere in toto, gettando il paese nel caos e nell’instabilità politica?

“L’annuncio di Renzi di dimettersi per l’ipotesi del fallimento del referendum mi sembra ormai abbastanza superato. Nel senso che il premier italiano ha già fatto marcia indietro. Io mi riferisco alle sue ultime dichiarazioni dove lui dice se passa il “no”, non sarà la fine del mondo. Credo che Renzi abbia riflettuto e fatto la concussione che legare il proprio destino politico e il distino istituzione del paese al referendum è forse eccessivo. Quindi io credo che questa ipotesi sia in larga parte superata e tramontata. Dall’altra parte nello stesso tempo Renzi sta lavorando per cercare di allargare la piattaforma del consenso intorno al referendum attraverso un dialogo con le opposizioni, con i sindacati. Il premier italiano sta facendo una operazione di ricucitura che potrebbe in qualche modo portare le opposizioni ad un atteggiamento meno ostile nei confronti di questo voto. Tutti i sondaggi danno il vantaggio al “si”, ma anche se non passa il referendum, non credo che Renzi si dimetta e il suo resultato possa essere esenzionale per la prospettiva politica istituzionale del paese”.

Сosa invece succederà in Europa se vince il “no”? Alcune testate internazionali come “The Wall Street Journal”, “The Financial Times”, “The New-York Times” mettono Italia al centro della crisi europea per ragioni di stagnazione economica e la crisi bancaria ma anche perché a considerano un possibile epicentro di un nuovo shock politico che, secondo loro, indebolirebbe ancora di più la già traballante Unione Europea.

Io credo invece che in questo momento anche dopo la Brexit l’Italia sta svolgendo un ruolo ancora più importante di prima. Sui commenti e sugli analisi degli osservatori europei farei la gara anche perché non sono mai oggettivi e sereni nei giudizi sull’Italia. Diciamo che sono bravissimi a commentare problemi degli altri e un po’ meno osservare cosa che accade da loro. Se io fosse tedesco, mi preoccuperei molto di più dei problemi della Germania, della Deutsche Bank e non credo che i francesi non abbiamo molto da raccontare e da dire, gli inglesi sono usciti dall’Europa e l’Italia ha un suo percorso, una sua forza, forse anche più consistente che i nostri amici europei pensano”.

Fonte: Sputnik

loading...