Ogni giorno un pacchetto di sigarette e una scheda telefonica da 5 euro. E poi scarpe, tuta, felpa, mutande, asciugamani, calzini, magliette, dentifricio, spazzolino, pettine, shampo e bagnoschiuma, lenzuola pulite ogni due giorni, per le federe un po’ di pazienza: tre giorni.

Sissignori, avete letto bene: sigarette e scheda telefonica. Perché si sa che i vizi, quelli, è difficile perderli. E allora, clandestini, benvenuti in uno dei 13 Cie (Centri per l’identificazione e l’espulsione, ndr) d’Italia, Paese di Bengodi che non lesina, quando si tratta d’accoglienza. Gli immigrati irregolari e gli extracomunitari “pizzicati” sul suolo italico senza uno straccio di documento valido per starci, né documenti per l’identificazione, costano allo Stato 40 euro al giorno, che per un mese fa 1200 euro, benefit esclusi: lo stipendio medio di un impiegato italiano. Quei centri che per qualcuno sono vere e proprie carceri, a guardar bene e facendo due conti costano allo Stato quanto dei residence.

Dal 2010 ad oggi, la sola prefettura di Roma, che tratta i casi di stranieri fermati in provincia, ha disposto l’accoglienza nei vari Cie della Penisola in seguito all’emissione di un decreto di espulsione, per più di 19 mila persone. Di queste ne sono stati rimpatriate appena 3.700. Ora una domanda: che fine hanno fatto i restanti 15.300 clandestini ospiti dei Cie? Presto detto. Una parte potrebbe aver richiesto e ottenuto lo status di rifugiato politico, oppure potrebbe aver lasciato il Cie per decorrenza dei termini dopo essersi appellato al primo rigetto della commissione. Sforare i 60 giorni (30 più altri 30 prorogabili dal Giudice di pace) entro cui l’Ufficio immigrazione deve reperire documenti validi per l’espatrio, è infatti la norma. Si può tornare così a scorrazzare per l’Italia con un ordine del Questore a lasciare il Paese entro 7 giorni, pena una denuncia al Giudice di pace e un’ammenda da 10 mila a 20 mila euro (Sic!). Reperire dai consolati dei Paesi di provenienza dei clandestini un titolo valido per il rimpatrio, non è solo una corsa contro il tempo, ma un braccio di ferro estenuante con i consolati stranieri che prima di riprendersi i propri concittadini ci pensano non due ma quattro volte. Per un’altra piccola parte degli stranieri ospitati nei Cie in attesa dell’identificazione potrebbero aprirsi invece le porte di un carcere italiano qualora si scoprisse che il soggetto ha precedenti penali. Ma non finisce qui. Per terminare il conto e capire che fine abbiano fatto le 15 mila e più persone rimaste nei Cie a nostre spese, bisogna provare ad immaginare il peggio. Di casi limite ce ne possono essere tanti. Uno per tutti, la fuga. Il miglior modo per darsela a gambe da un Cie è richiedere una visita medica. Il personale del Cie è costretto a inviare i soggetti in ospedale dove vengono affidati ai medici. Non trattandosi di persone in arresto, ma di ospiti, gli agenti di polizia non sono infatti tenuti a piantonarli. I medici, da parte loro, non sono tenuti a trattenerli con la forza. Ecco che la fuga dall’ospedale diventa, per chi vuole evitare il rimpatrio in estremis, un gioco da ragazzi.

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Ipotizzando una permanenza media di 60 giorni nel Cie (il tempo massimo stabilito dalla legge è di 180 giorni, 5 mesi, ndr) e un costo mensile di 1600 euro, cifra tonda pasti inclusi, i clandestini trattati dalla sola Prefettura romana ci sono costati, dal 2010 ad oggi, quasi 5 milioni di euro, più di un milione l’anno. Nel solo Cie romano di Ponte Galeria, attualmente sono ospitati circa 70 uomini e 30 donne, e non ci sono altri posti. Nei 13 centri d’Italia, in questi giorni, le brande libere si contano sulle dita di una mano. Ciò significa che un clandestino per il quale è stato emesso a Roma un decreto d’espulsione, dovrà essere scortato magari a Bari o a Milano: due uomini, se non tre per i casi più “indisciplinati”, e un’auto sottratta al controllo del territorio. Trasferta andata e ritorno in giornata, il «servizio navetta» di ogni residence che si rispetti.

Fonte: http://www.iltempo.it/cronache/2014/06/07/espulsioni-a-peso-d-oro-gli-ospiti-dei-13-centri-d-identificazione-d-italia-costano-40-euro-al-giorno-piu-gli-extra-ogni-mese-lo-stato-spende-1-600-euro-dai-telefonini-alle-sigarette-tutti-i-benefit-dei-clandestini-1.1258308

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