Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, riferisce l’editoriale di Tony Barber sul Financial Times di oggi, ha prospettato cinque possibili scenari nel suo “libro bianco” sul futuro dell’Unione Europea: “tirare avanti”, “nient’altro che il mercato unico”, “fare di piu’ per quelli che lo vogliono”, “fare di meno con piu’ efficienza” e “fare molto di piu’ insieme”.

“La vaghezza – osserva l’editorialista – e’ comprensibile, con le elezioni alle porte in diversi paesi membri. Al di la’ delle caute proposte dei politici su un’Ue a piu’ velocita’ e sul rafforzamento della cooperazione nella difesa, tuttavia, alcuni analisti indipendenti stanno cominciando a pensare l’impensabile. Ad esempio, un rapporto di MacroGeo, societa’ di consulenza presieduta da Carlo De Benedetti, dal titolo Europe in the Brexit and Trump Era: Disintegration and Regrouping, arriva a conclusioni radicali, prevedendo che l’Ue nell’attuale forma e’ destinata a dissolversi, anche con la vittoria degli europeisti in Francia e Germania”.

“Tendenze geopolitiche di medio termine, infatti, stanno portando l’Unione all’atrofia: sfide multiple ai confini orientali e meridionali, immigrazione, crisi degli Stati, cambiamento climatico, revisionismo russo e disimpegno degli Stati Uniti, sempre piu’ concentrati sulla Cina e l’area Asia-Pacifico. La Germania -prosegue l’analisi – non sostituira’ gli Usa come potenza indispensabile per l’Europa e non lascera’ che l’area dell’euro si trasformi in un servizio di trasferimento di denaro verso stati deboli come l’Italia”.

“E non basta: nonostante l’apertura di un dibattito su un deterrente nucleare tedesco, a causa delle vicende storiche del Novecento ne’ il paese stesso ne’ i suoi vicini vogliono che diventi una potenza militare dominante nel continente. La disgregazione dell’Ue potrebbe scatenare i demoni nazionalisti del passato? Gli autori di MacroGeo non prevedono una competizione anarchica tra gli Stati nazione, ma l’emergere di “un nucleo geo-economico tedesco”, comprendente la Germania e i paesi della sua catena di fornitura, a loro agio con la sua cultura monetaria e fiscale”.

“Se l’Italia dovesse andare in pezzi, la sola Italia settentrionale potrebbe unirsi al gruppo, insieme all’Olanda, alla Polonia, alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia e ad alcuni paesi scandinavi. Cio’ implicherebbe una rottura dell’eurozona, che secondo i ministri delle finanze e i banchieri centrali sarebbe devastante per l’economia e la stabilita’ finanziaria”.

Questo aspetto dell’analisi pubblicata dal Financial Times di oggi è discutibile. Intanto, nè la Polonia, nè la Repubblica Ceca nè la Slovacchia e tanto meno gli Stati scandinavi vogliono l’euro, e su questo proprio non si discute. Inoltre, l’idea che si possa spaccare in due l’Italia col Nord che si accoderebbe alla Germania diventandone un vassallo è semplicemente campata in aria. Vero è invece che l’eurozona è prossima alla disgregazione proprio perchè da un alto la Germania non vuole trasferire la propria ricchezza a Stati come l’Italia che hanno enormi problemi di bilancio per colpa dell’euro, dall’altro l’euro porta ricchezza solo alla Germania ed è dimostrato essere tossico per le economie delle altre nazioni che lo usano, inclusa l’Olanda.

“Dell’ipotesi di rottura dell’eurozona e di dissoluzione della Ue, tuttavia, si comincia a parlare anche fuori della cerchia del Fronte nazionale francese o del Movimento 5 stelle italiano. La banca di investimenti italiana Mediobanca, ad esempio, – conclude il Financial Times – ha pubblicato a gennaio 2017 uno studio sull’uscita dall’unione monetaria, suggerendo che l’Italia non ne risentirebbe eccessivamente in termini di debito pubblico, mentre il parlamento olandese ha votato quattro giorni fa per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sui pro e contro dell’euro per decidere se rimanere o uscire dall’eurozona”.

loading...