Oggi il Financial Times ha condotto un’analisi sui più importanti indici macroeconomici dei Paesi più industrializzati del mondo arrivando alla conclusione che l’economia italiana è ancora molto lontana dai livelli pre-crisi. Nel 2017 il Pil italiano sarà 6,2 punti percentuali sotto il dato di dieci anni fa. Cosa assai diversa per Francia, Germania e Stati Uniti il cui saldo è tornato positivo già nel 2011. Numeri e dati impressionanti che sbugiardano la retorica buonista della ‘ripresa’ che ha in Matteo Renzi il suo più illustre cantore.

L’Italia, con buona pace dell’ex premier, è l’ultima delle grandi potenze economiche in termini di crescita e creazione di nuova ricchezza. E i governi della sinistra hanno rallentato la riduzione del gap con gli altri Paesi, attuando politiche economiche e fiscali che si sono rivelate infruttuose e poco lungimiranti. Avere elargito bonus su bonus, al solo scopo di vincere qualche elezione europea e tentare di influenzare il voto degli italiani al referendum costituzionale dello scorso dicembre, ha frenato di fatto la ripresa della nostra economia, rendendoci più fragili e meno credibili con i nostri partner. Bisognava avere più coraggio, una visione di lungo periodo e percorrere i binari giusti della crescita: meno tasse, meno burocrazia, più investimenti. Né più, né meno quello che farà il prossimo governo di centrodestra.

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Renato Brunetta – capogruppo Forza Italia

Le sparate della Boschi sulla ripresa

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