Tirata di orecchie da parte di Mario Draghi al governo Renzi: il Patto di stabilità non si tocca e la Commissione vigili sul suo rispetto. La BCE si scaglia così contro la flessibilità invocata dall’Italia.

Il Bollettino mensile di settembre della BCE fa il punto sullo stato di salute dell’economia nell’Eurozona e offre diversi spunti molto interessanti sulla posizione dell’istituto riguardo alle richieste di flessibilità fiscale (leggi anche:Renzi gioca a fare l’euro-scettico), in arrivo da diversi stati dell’area, Italia in testa, pur senza citare alcun governo. Nello specifico, Francoforte intravede un calo del rapporto debito/pil nell’unione monetaria dal 90,3% del 2015 all’87% nel 2018, grazie alla differenza positiva tra tassi di crescita e interessi, nonché per la presenza di “modesti avanzi primari”.

L’istituto retto da Mario Draghi prevede che nel 2018 più della metà dei paesi dell’Eurozona avrà un rapporto debito/pil superiore al 60% ed è prevista una crescita dell’incidenza dell’indebitamento. Per questo, invita i governi dell’area a rispettare le regole contenute nel Patto di stabilità, al fine di avviare una discesa solida del grado di indebitamento pubblico, specie per chi oggi abbia esposizioni elevate (l’Italia!), avvertendo che questi ultimi sarebbero vulnerabili all’instabilità sui mercati finanziari (rendimenti dei bond) e a una risalita dei tassi d’interesse.

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Crescita Eurozona, rischi al ribasso

Per questo, la BCE ritiene che vadano rigettati tutti quei progetti, che appaiono contrari al Patto di stabilità, la cui difesa è necessaria per la salvaguardia dei conti pubblici nazionali. E sollecita la Commissione europea a rispedire al mittente quelle manovre finanziarie presentate dai governi dell’area entro la metà di ottobre, nel caso non apparissero conformi proprio allo spirito delle regole fiscali fissate al livello europeo.

Per il resto, Francoforte prevede una crescita dell’Eurozona all’1,7% per quest’anno e all’1,6% per il prossimo biennio, ma intravedendo rischi al ribasso, per lo più dovuti a fattori esterni, rivendicando l’impatto positivo della sua politica monetaria sin dalla metà del 2014, la quale starebbe sostenendo la crescita dell’unione monetaria. Essa si aspetta un’impostazione dei bilanci nazionali dal tenore espansivo per l’anno in corso e neutro per i prossimi due anni.

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