Negli Stati Uniti cercano di trasmettere che fare affari in Russia è qualcosa di brutto, ma molte tra le più grandi corporation americane non si apprestano a sacrificare i contatti commerciali con i russi, scrive il giornalista di “Forbes” Kenneth Rapoza.

“Oggi la regola del politically correct richiede di odiare la Russia. Se l’amate un poco, vuol dire che siete sostenitori di Putin o sotto ricatto della mafia russa. E forse odiate gli orsi polari o qualcosa del genere”, — commenta sarcastico il giornalista.

Ciononostante la Pfizer ha intenzione di creare una joint venture con la società farmaceutica russa NovaMedika, la Boeing lo scorso luglio ha firmato un accordo su progetti comuni con il produttore russo di titanio VSMPO-Avisma e con l’università federale degli Urali, la Ford ha lanciato lo scorso anno nei suoi impianti in Russia la produzione di 4 nuovi veicoli, compresi i modelli richiesti dal mercato russo “Focus” e “Fiesta”, si afferma nell’articolo.

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Non hanno paura di lavorare con i “cattivi” i colossi commerciali come PepsiCo, Procter & Gamble, McDonald, Mondelez International, General Motors, Johnson & Johnson, Cargill, Alcoa e General Electric. Dal mercato russo non solo non va via chi è già presente, ma inoltre arrivano nuovi protagonisti, come i distributori al dettaglio Forever 21 e Crate & Barrel. Anche le aziende alimentari statunitensi, come Starbucks e Krispy Kreme, espandono il loro business in Russia, ricorda il giornalista.

Nonostante il candidato repubblicano Donald Trump sia accusato di avere legami con gli “oligarchi” russi, non la sua “Trump International” è uno dei principali investitori nel settore immobiliare russo. In realtà proprio la “Morgan Stanley”, in particolare il fondo controllato dalla banca d’affari, lo scorso aprile ha avviato trattative per l’acquisizione a Mosca di vari centri commerciali, sottolinea Kenneth Raposa.

Morgan Stanley ha stanziato per la campagna di Hillary Clinton quasi 150mila dollari.

Fonte: Sputnik

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