Il ministero francese dell’Economia ha ammesso ieri ufficialmente che il deficit pubblico, che era sceso dopo il 2011, quest’anno crescera’ fino a raggiungere il 4,4 per cento del Pil: l’obbiettivo di farlo calare al 3 per cento e’ rinviato al 2017, del pareggio di bilancio non si parla piu’.

E’ un brusco risveglio per il presidente Francois Hollande, che vede sfumare una delle promesse fatte in campagna elettorale.

Il governo tedesco, da parte sua, ha evitato di commentare negativamente le cifre fornite dalla Francia, ma ha ricordato la necessita’ di rispettare le regole europee ed esortato i vicini a realizzare le riforme.

Ma la Commissione europea ha chiesto seccamente alla Francia “misure credibili” per ridurre la spesa pubblica; mentre il futuro (dal 1° ottobre) commissario agli Affari economici e finanziari, il francese Pierre Moscovici, fa mostra di rigore: “Giudicheremo la Francia solo sulla base delle riforme messe in campo”, ha detto.

“La Francia e’ sotto tutela”, titola senza mezzi termini l’editoriale pubblicato in prima pagina dal quotidiano economico francese “Les Echos”, il più importante del Paese. Non ci sono piu’ scappatoie, scrive Fabien Clairefond, dovranno essere fatte vere scelte in materia di spesa pubblica, accompagnate da ampie riforme dell’amministrazione come quelle fatte da tempo da altri paesi europei.

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E se anche la maggioranza al governo non ne volesse sentir parlare, la questione ormai non riguarda piu’ i politici nazionali: certo l’Ue accordera’ un rinvio degli obbiettivi di bilancio; ma la Francia e’ ormai sotto tutela, almeno in parte.

La nuova Commissione europea di Jean-Claude Juncker ed i partner europei fisseranno le condizioni di questo rinvio, sia in termini di interventi economici che di riforme per aumentare la competitivita’ del paese: indubbiamente una perdita di sovranita’; speriamo che sia anche l’occasione per smuovere le acque della politica francese, che blocca da troppo tempo i progetti di riforme ambiziose.

E se queste sono le notizie riferite a Bruxelles, ben altre arrivano da Parigi: il partito socialista francese è spaccato, il governo Valls potrebbe non ottenere la fiducia, e in ogni caso anche ci riuscisse, non sarebbe in grado di varare leggi che taglino la spesa per l’assistenza sanitaria, o le pensioni. i due principali capitoli di spesa pubblica in Francia, perchè avrebbe contro oltre la metà dei parlamentari del suo stesso partito.

L’unica via d’uscita sarebbero le elezioni politiche anticipate, ma in questo caso si profilerebbe al vittoria schiacciante della destra di Marine Le Pen e per Bruxelles sarebbe finita.

Quindi, la situazione della Francia è fragilissima sul piano economico, esplosiva su quello politico, e Bruxelles ha ben poco da fare. Qualsiasi mossa tenti, perde.

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