“È autoritario, accentratore, governa con i suoi quattro amici e le lobby”.

Così Carlo Freccero, membro del Cda Rai, indicato a suo tempo dal Movimento Cinquestelle, in un’intervista rilasciata a La Verità, definisce Matteo Renzi.

Freccero critica il premier per come sta occupando l’informazione e dice che l’editto bulgaro di Berlusconi, in confronto “era un atto poetico”.“Qui – spiega l’ex direttore di Raidue – subiamo manovre scientifiche, calibrate. La censura berlusconiana nella tv generalista è ruspante, mentre quella dei politici 2.0 è subdola, invisibile, avvolgente”.

È per questo motivo che“per mandare a casa Renzi mi alleo anche con la destra”,afferma Freccero che, dopo aver fatto propaganda per il No al referendum costituzionale con Massimo D’Alema, annuncia di voler andare persino ai raduni della Lega.

“In questo momento – spiega – la differenza non è tra destra e sinistra, ma tra pensiero unico, diktat del governo, e opposizione. Tutto ciò che si oppone a questa schiforma mi va bene”. E aggiunge:“Con Gasparri ci chiamiamo per nome. Con Brunetta ci scambiamo messaggini”, mentre qualche sera fa ha partecipato a un evento del centrodestra a Matera.

L’importante è cacciare Renzi tanto “uno migliore si trova” e il destino dell’Italia non può essere deciso dalle banche o dalla JP Morgan“che ha chiesto esplicitamente una riforma delle costituzioni dei Paesi dell’Europa meridionale” e su questo Freccero si trova d’accordo persino con Giulio Tremonti. Secondo lui il governo Renzi è più pericoloso persino di quello mussoliniano.

“Al tempo del fascismo gli italiani avevano affidato la gestione del Paese a un uomo forte, che però aveva i suoi interessi nel Paese stesso. Oggi – spiega – si vuole rafforzare un esecutivo che è espressione di interessi in conflitto con i nostri, come le banche e le multinazionali”.

Ai renziani dice che non possono ridurre il referendum a “un concorso di simpatia tra due testimonial”, riferendosi agli attacchi che riceve la coppiaBrunettaD’Alema.

“Non c’è niente di strano nel fatto che destra e sinistra si alleino in nome del No”, ribadisce Freccero che fa l’esempio della Grecia dove Tsipras “è riuscito a fare un governo con la destra, per evitare di unirsi a quelli che la crisi l’avevano prodotta”.

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