La campagna di massicci bombardamenti israeliani sulla popolazione della Striscia di Gaza è arrivata al settimo giorno. Mentre scriviamo il tragico bilancio delle vittime è arrivato a 172 palestinesi uccisi e a oltre 1250 feriti. Intanto decine di migliaia di persone, a partire da ieri, hanno dovuto lasciare le loro case nel nord della Striscia, in particolare a Beit Lahiya, per sfuggire alle operazioni omicidie di Tsahal. La maggior parte di loro si è rifugiata nei centri messi a disposizione dell’agenzia Onu per i rifugiati, l’Urnwa, che però non sono esenti dagli attacchi come dimostrano le stragi avvenute durante i bombardamenti israeliani degli scorsi anni.

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Intanto Israele, che potrebbe dare presto il via ad una massiccia invasione di terra dopo aver realizzato e tentato alcuni blitz mirati nei giorni scorsi – alcuni dei quali respinti dai combattenti di Hamas e della Jihad Islamica che avrebbero respinto le forze speciali di Tel Aviv – ha di nuovo avviato una campagna di rastrellamenti in numerosi centri della Cisgiordania occupata. Decine di palestinesi sono stati arrestati, numerose case perquisite e devastate, e un uomo è stato ucciso dai militari vicino ad Hebron.
La propaganda sionista continua a descrivere “Margine Protettivo” come se fosse un’operazione antiterrorista mirata ad Hamas e agli altri gruppi islamici operanti nell’enclave assediata, ma i numeri diffusi in questi giorni da numerose agenzie umanitarie e dai pochi giornalisti obiettivi presenti sul terreno descrivono una realtà esattamente opposta, fatta di una strage di civili, e soprattutto di donne e bambini.
Secondo il Palestinian Center for Human Rights, ad esempio, dei 173 morti ben 130 sarebbero civili, e tra questi 35 i bambini e 26 le donne. Proporzioni simili tra coloro che sono rimasti feriti o sono stati resi invalidi dalle bombe sganciate dai caccia con la Stella di Davide o dai cannoneggiamenti delle navi che sparano dal mare o dei carri armati e dei cannoni che martellano Gaza da più direzioni. Anche le agenzie delle Nazioni Unite – come l’Ufficio dell’Onu per gli Affari Umanitari – confermano che almeno l’80% delle vittime dei raid israeliani sono civili inermi. L’agenzia ha denunciato che almeno 25 mila bambini traumatizzati hanno necessità di un’assistena psicologica immediata e continua mentre mancano almeno 60 milioni di dollari necessari a coprire le necessità urgenti in tema di medicinali e materiali di vario tipo.
Secondo il macabro conteggio le case finora distrutte sono oltre 940, 400mila persone rimaste senza elettricità e moltissime altre senza acqua potabile mentre le medicine e il cibo scarseggiano. Nei bombardamenti finora sono stati colpiti e danneggiati otto centri medici, quattro ambulanze, un medico è stato ucciso e 19 lavoratori della sanità sono stati feriti dalle bombe di Tel Aviv.

contropiano.org

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