AMSTERDAM – “Il mio idolo – ha detto in un’occasione – è Oriana Fallaci: capì il pericolo musulmano”. Classe 1963, cattolico di formazione, nemico dell’immigrazione selvaggia, degli islamici che invadono l’Europa e l’Olanda, nazionalista e fiero avversario della Ue e dell’euro che sta devastando anche l’Olanda e grande ammiratore – oltre che della Fallaci – del regista assassinato Theo Van Gogh e della dama di ferro Lady Tatcher, Geert Wilders è la spina nel fianco delle euroburocrazie di Bruxelles e di tutte le oligarchie Ue. Al di là delle caratteristiche personali, Wilders è in ogni caso l’uomo del momento.

Un successo della sua formazione nel voto di domani con il Partito per la Libertà che potrebbe diventare il numero uno in Olanda, influenzerà notevolmente la politica non solo olandese: avrebbe conseguenze decisive per tutta l’Unione europea.

In attesa del voto, è comunque il ritratto del personaggio che si impone. Di fatto, Wilders si presenta come un vero baluardo contro il mondialismo e l’islamizzazione dell’Europa. A più riprese ha paragonato il Corano a “Mein Kampf di Hitler” e si è scagliato contro “l’islamizzazione” dei Paesi Bassi.

“Non dico che tutti i musulmani siano malvagi o terroristi, ma credo che in tutti i Paesi in cui l’Islam è la religione dominante si può constatare una mancanza di libertà, di democrazia, di stato di diritto”. E come dargli torto? Contro questo spettro – l’islamizzazione della tollerante Olanda, e dell’Europa – Wilders presenta il “programma” del partito fatto di pochi, fondamentali, punti, tutti contenuti in un foglio formato A4: frontiere chiuse a tutti gli immigrati di origine musulmana e chiusura delle moschee, referendum per usicre dalla Ue e dall’euro, ritorno alla sovranità monetaria, controllo dei confini, e un programma sociale per difendere il lavoro dei cittadini olandesi.

A lungo alleato dell’attuale premier liberale Mark Rutte, Wilders ha rotto con lui e la sua formazione politica nel 2012, lasciando il governo e denunciadone la timidezza sulla questione immigrati e la sudditanza all’Europa. Il fratello Paul, che lo conosce bene, ha raccontato di recente allo Spiegel l’animo e l’orientamento di Geert: “in realtà lui non è né di destra né di sinistra e senz’altro non è xenofobo”.

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Cresciuto all’ombra del politico nazionalista Pim Fortuyn, di cui è di fatto l’erede politico diretto, Wilders ha vissuto diverso tempo in Israele dove ha assistito alla crescente tensione con i palestinesi ai tempi della seconda intifada. Poi, con l’assassinio di Fortuyn nel 2002 e due anni più tardi con quello del registra anti-islam Theo van Gogh, la posizione di Wilders si è indurita.

Abile ad usare i meccanismi mediatici (che conosce benissimo) Wilders ha conquistato vastissimi consensi nell’elettorato di ogni età con evidente lucidità politica e scaltrezza. L’anno scorso è stato condannato per aver promesso in un comizio di fare in modo “di avere meno marocchini in Olanda” ma la condanna gli è servita soltanto ad aumentare la propria visibilità.

Un mese fa, in piena campagna elettorale, fingendo un’animosità che non ha, ma con indubbio fiuto tattico, Wilders per niente pentito dopo la condanna, ha aperto la sua campagna elettorale per le elezioni del 15 marzo con un nuovo attacco ai marocchini che vivono nei Paesi bassi, definendoli “feccia” e promettendo ai suoi sostenitori che con lui al potere “l’Olanda tornerà nostra”.

In ogni caso, Wilders sottolinea a spada tratta di non essere razzista o antisemita. E’ un grande ammiratore di Israele, è abbastanza distaccato nei confronti delle figure chiave della destra europa come Marine Le Pen, non amava Haider, non ama i “fascisti e i Mussolini d’Italia” e ha sottolineato a più riprese di detestare la “violenza” e quanto all’accusa di intolleranza che gli è stata spesso rivolta, Wilders ribatte: “dovremmo imparare a non tollerare più gli intolleranti”.

Quanto a Oriana Fallaci, Wilders riconosce nella giornalista italiana il merito di chi ha capito prima di altri il pericolo islamico e qualche anno fa, in un tour italiano disse esplicitamente che il suo partito era “ispirato a lei”. E sulla Fallaci Wilders è tornato di recente quando ha consigliato a Papa Francesco di rileggersi gli scritti della giornalista toscana, “prima di andare a pregare per gli immigrati”.

Questo è Geert Wilders, l’uomo che domani potrebbe assestare il colpo del KO alla Ue.

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