di Alfredo d’Ecclesia

Nonostante il suo governo sia nato dopo il trionfo dei no, e doveva gestire una fase transitoria dove bisognava fare  la legge elettorale, e c’era l’emergenza terremoto da affrontare(nemmeno e soldi donati dagli italiani sono arrivati)il prode eroe Gentiloni , in tivvù da Pippo Baudo, cerca di rassicurare tutto e tutti,cittadini ed elite solo i miracoli non promette, «quelli li fanno i cittadini con i loro sacrifici».

«Questo – dice – non è un governo provvisorio». E’ in «doverosa continuità» con quello che presiedeva Renzi e intende arrivare «a fine legislatura».  «Abbiamo molte cose da completare ce delle cose nuove e importanti». Tra queste, sicuramente, un intervento sul lavoro. «Il nostro obiettivo nel Def – annuncia il premier – è quello di abbassare ulteriormente le tasse sul lavoro. Dobbiamo rendere gli investimenti più vantaggiosi».

Non contento di questa prima raffica di cavolate a go-go inizia ad addentrarsi  nella negazione della realtà,e comincia con le sue fake news sul lavoro,sul mezzogiorno e sul grande Carlo Azeglio Ciampi (grande traditore della patria),sembra quasi un linguaggio in codice per l’elite del tipo << avete visto come sono bravo,mi avete preparato il premio per quando sarò deposto da Premier?

E il gentile pacione Gentiloni  continua dicendo: «Abbiamo fatto molte cose sul piano delle regole. Si sono creati 700mila posti di lavori senza clamore, anche se la disoccupazione giovanile è ancora molto alta».  «Le cicatrici della crisi – ha detto – si fanno sentire ancora e che ci sia una crisi di fiducia è abbastanza comprensibile. Ma le cose fatte in questi anni ci hanno rimesso in carreggiata e penso che le cose possono migliorare non solo nei grandi numeri astratti ma anche nelle nostre buste paga».  Gentiloni chiede di dare tempo alla sua squadra : «Anche per togliere un’idea di provvisorietà, vorrei che il governo si desse una agenda di riforme» e promette un «cambio di passo» con riforme strutturali.

Parla del lavoro, del Mezzogiorno, del processo penale, della legge sulla concorrenza e di quella sulla povertà. Per la quale «mi auguro di avere novità positive in settimana».

Sul fine vita, osserva che «è in corso una discussione parlamentare doverosa». Sul nodo cruciale del Sud sembra assai appassionato. «Mi darebbero un premio Nobel, se avessi una ricetta semplice per far crescere il Mezzogiorno, che comunque ha forti potenzialità come «aveva capito alla grande Carlo Azeglio Ciampi». Il quale disse che la crescita italiana può migliorare solo se si alza la crescita al Sud.

E sull’Europa?

Gentiloni critica paciosamente è «rigidissima sugli zero virgola dei bilanci e non su altre cose» ma l’Unione è da «tenersi ben stretta». E che ora «l’Europa deve aiutare la crescita e non deprimerla». Una mano, Bruxelles, però ce la può dare da subito, confida il capo del governo: sia «attraverso il fondo di emergenza, con una cifra attorno al miliardo» sia «consentendo di togliere dai conteggi deficit/pil le spese per il sisma».insomma evviva l’Europa: senza di essa, «diventeremmo tante piccole patrie in lotta tra di loro».

Poi la solita stupidaggine sul Parlamento: <<Vorrei un Parlamento in cui si collabori maggiormente, che mantenendo le differenze lavori nell’interesse del Paese». Un invito da «moderato», gli fa presente,  Pippo Baudo. Il quale poi gli chiede se la moderazione sia più un pregio o un difetto. «Sicuramente è un pregio – parola del pacione Paolo  – ma poi bisogna decidere».

«La legge sul mezzogiorno si è riusciti ad approvarla senza la fiducia. Che ormai è diventata un’eccezione. Perché approvare una legge con lopposizione che ti consente di approvarla, senza fare troppo ostruzionismo e senza imporre al governo di mettere la fiducia, è una cosa importante». Vorrebbe insomma un Parlamento senza risse politiche: «Un po’ meno scontri verbali, un po’ meno litigi e un po’ più di produzione di norme, regole, decisioni, da parte nostra, di chi fa politica, sarebbe molto apprezzato da parte dei cittadini».

Sulla corruzione il nostro Pacione regala altre perle di saggezza: «E’ un male radicato, che emerge in maniera ricorrente. Siamo alle prese con delle piccole storielle di corruzione. Abbiamo bisogno di anticorpi a tutti i livelli. Senza però dare un giudizio di corruzione dilagante e senza seminare il panico». Che poi è il lievito dell’anti-politica e del populismo.

Alfredo d’Ecclesia – Altrainformazione

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