Anche questa tornata regionale in Brandeburgo e Turingia, conferma le tendenze viste 2 settimane fa in Sassonia: un boom del partito AFD, di destra ed anti-euro, che raddoppia i consensi rispetto alle elezioni europee, e si piazza al 10% e 12% nei due lander (dopo il 10% in Sassonia).

Altre indicazioni: la CDU della Merkel e’ in buona salute, verso l’estinzione i liberali della FDP, maluccio le formazioni di sinistra, e reggono nei lander dell’est i nazisti della NDP.

Nel complesso l’asse dei vari lander si sposta a destra, anche se in Brandeburgo sara’ ancora la SPD a dare le carte.

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Da Repubblica

Secondo i primi dati delle regionali l’Alternativa per la Germania ottiene il 10% in Turingia. Cdu primo partito, Linke supera la Spd. In Brandeburgo populisti al 12%, la coalizione di sinistra si mantiene al governo

Allarmante successo della destra populista e antieuropea, Alternative fuer Deutschland (AfD, cioè tradotto Alternativa per la Germania), alle elezioni di oggi in due Stati dell’Est della Repubblica federale, la Turingia e il Brandeburgo. Il partito che corteggia idee nazionaliste, un ritorno al marco o piuttosto l’espulsione dell’Europa meridionale dall’euro, ed è guidato dal duro Bernd Lucke, conquista infatti il 10 per cento dei favori degli elettori turingiani e addirittura il 12 per cento di quelli del Brandeburgo, l’antica Prussia. E’una minacciosa crescita costante di un partito euroscettico e nazionalconservatore-populista, per la prima volta nella storia della democrazia postbellica tedesca. AfD infatti alle elezioni politiche del 22 settembre 2013 aveva avuto appena poco più del 4 per cento, quindi era rimasta sotto la soglia di rappresentanza del 5 per cento necessaria per entrare al Bundestag, il Parlamento federale. Alle ultime elezioni europee era cresciuta al 7 per cento, ora vola ancora più alto. Gli osservatori politici, e i leader della CduCsu di Angela Merkel e della Spd (socialdemocrazia) alleata della cancelliera nella grosse Koalition, guardano allarmati alla prospettiva di una crescita ulteriore di AfD tra tre anni, alle prossime legislative nazionali: è la minaccia d’un’ipoteca crescente sulle scelte europee della prima potenza della Ue.

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Secondo i primi dati (exit poll e proiezioni delle tv pubbliche Ard e Zdf, di solito precisi e attendibili) in Turingia la Cdu di Merkel resta il primo partito col 34 per cento, ma non è certo che potrà continuare a governare. La Linke (sinistra radicale, erede della Sed cioè del partito-Stato della dittatura tedesco-orientale caduta 25 anni fa) sorpassa la Spd e diventa secondo partito col 28 per cento, grazie all’abile, popolare e moderno leader locale Bodo Ramelow, capofila dell’ala moderata e riformista del partito. I socialdemocratici crollano al 12,5 per cento, appena due punti e mezzo sopra i populisti, i Verdi sono attorno al 5,5 per cento. Solo un’alleanza Cdu-Spd a Erfurt, la capitale turingiana, come quella a livello federale, potrebbe risparmiare ad Angela Merkel l’umiliazione di vedere per la prima volta insediarsi un governatore “profondo rosso” (Ramelow appunto) in uno dei sedici Stati della Bundesrepublik.

In Brandeburgo la Spd che è già al governo insieme alla Linke ha conquistato il 32,5 per cento dei consensi e tutto indica che continuerà a governare a Potsdam nella sua coalizione con i postcomunisti che hanno ottenuto secondo i primi dati il 19 per cento. La Cdu è seconda forza nel Bundesland che quasi equivale territorialmente all’antica Prussia, col 22 per cento. A livello nazionale, preoccupa non il possibile successo di Ramelow in Turingia, bensì il fatto che da oggi la Germania non è più l’unico paese ‘pesantè dell’eurozona privo di un forte, popolare, organizzato partito euroscettico populista e amico dei toni xenofobi. La AfD sembra destinata a regalare a Merkel e al vicecancelliere spd Sigmar Gabriel  –  ma anche a tutti i leader europei  –  molte notti tra l’insonnia e l’incubo.

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