Gli italiani hanno ammutolito Maria Elena Boschi. La vittoria del No al referendum del 4 dicembre 2016 sul progetto di riforma della Costituzione ha spedito l’ex ministro delle Riforme del governo Renzi in un «religioso» silenzio.

Ieri, 5 gennaio 2017, la madrina della riforma bocciata a suon di schiaffi dal 59% del popolo italiano ha festeggiato il primo mese di scomparsa dalla scena pubblica. Per ritrovare l’ultima dichiarazione ufficiale dell’ex ministro, affidata al profilo Facebook, bisogna andare indietro nel tempo, al 5 dicembre 2016, all’indomani della scoppola elettorale: poche righe per manifestare rabbia e incredulità per la sconfitta.

Il post si concludeva con un annuncio: «Decideremo insieme come ripartire, smaltita la delusione». Una delusione che, però, tarda ad andare via a trenta giorni dalla batosta elettorale. Brucia la sconfitta.

Gli schiaffi al referendum hanno lasciato un segno profondo, più mortificante dello scandalo Etruria. Anche se, nel frattempo, la renziana ha trovato la strada per riciclarsi più che ripartire.

La Boschi, nonostante la promessa (non mantenuta) di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum, ha trovato un posto da sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni. La ripartenza c’è stata, anche se a bordo di un’auto nuova. E su una poltrona diversa, rispetto a quella di ministro delle Riforme, occupata per mille giorni nell’era di Matteo Renzi.

Ciò che non va via pare sia la rabbia. O forse la vergogna per l’umiliazione elettorale: da quel 5 dicembre si sono perse le tracce della Boschi sui social e sulle agenzie di stampa.

Zero dichiarazioni ufficiali. Zero partecipazioni a eventi pubblici. Niente interventi politici e selfie.

I comunicatori sono in ferie forzate. Eppure, nei mille giorni al fianco di Renzi, l’ex ministro delle Riforme ci aveva abituato a ben altro: copertine dei giornali nazionali e internazionali.

loading...

Interventi a raffica sui temi più svariati: dall’immigrazione (invadendo il campo dell’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano) alla disabilità. Basta scorrere velocemente l’account Twitter della Boschi per capire il cambio di rotta; prima del 4 dicembre, tweet e foto senza sosta, con una media di uno ogni due giorni.

Dal 5 dicembre 2016 è piombato il buio: il profilo è fermo. Un lunghissimo silenzio per l’avvocatessa di Arezzo, allergica alle sconfitte e balzata troppo velocemente ai piani alti della politica italiana.

L’ex ministro ha deciso di non ritirarsi dalla vita pubblica ma ha optato per un profilo basso: un sforzo enorme per la Boschi, abituata al ruolo di prima donna del governo Renzi.

Un passo indietro per chi che aveva bruciato le tappe, diventando ministro a 33 anni, senza passare per le sezioni di partito. Ma in politica contano i numeri, sono gli unici dati non opinabili. Ed i numeri sono, ora, contro l’ex ministro: quei milioni di No alla riforma costituzionale le hanno imposto il religioso silenzio. Sparita dalla scena pubblica, dove s’è rifugiata la Boschi?

L’incarico di governo le impone, comunque, di frequentare Palazzo Chigi anche se sulla poltrona di premier non siede più Renzi ma Gentiloni. È finito il tempo delle serate con il giglio magico a cantare e buttare giù con Luca Lotti e Marianna Madia strategie politiche nei palazzi romani del Governo.

Oggi pare che la Boschi – come riporta un’indiscrezione di Dagospia preferisca frequentare la casa del produttore cinematografico Pietro Valsecchi. Si tiene ben lontana dagli affari interni al Pd. Anche perché in molti nel partito considerano la zarina renziana la principale causa della disfatta elettorale.

Fonte: qui

loading...