“Gli Stati membri ex comunisti dell’Unione Europea – riferisce il quotidiano britannico The Times- intendono sfruttare le ripercussioni del Brexit per una rivoluzione contro la Ue volta a bloccare gli accordi impositivi sui migranti e ad affermare il potere dei governi nazionali su quello di Bruxelles”.

In sostanza, secondo l’autorevole giornale conservatore britannico, è il ritorno del nazionalismo in Europa come reazione alla minaccia di un sovrapotere – quello della Ue – percepito esattamente come fu il sovrapotere dell’Unione Sovietica sugli stati nazionali dell’Europa dell’est all’epoca della dittatura comunista. Proprio l’aver subito quella dittatura ha creato in questi popoli e questi stati gli anticorpi per identificare immediatamente i segnali di sovrapotere invasivo e restrittivo delle libertà. Questa, la ragione profonda per la “controrivoluzione” descritta oggi dal Times di Londra.

“Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, il cosiddetto Gruppo di Visegrad, si confronteranno con gli altri partner Ue a Bratislava la prossima settimana, in un vertice che metterà in evidenza la distanza tra i paesi di recente appartenenza e i membri storici, impegnati in un progetto basato su frontiere e mercati aperti – prosegue il Times sottolineando l’idem sentire di queste quattro nazioni”.

“Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, intende usare il dibattito per spingere l’Ue a spostarsi dal liberismo che ha dato enorme potere ai banchieri della Bce di decidere le sorti degli stati cancellando ogni identità che non sia asservita alla finanza, verso politiche orientate alla preservazione delle identità storiche, religiose e nazionali”.

“La Brexit è una fantastica opportunita’ per noi. Ci troviamo in un momento culturale storico. C’e’ la possibilita’ di una controrivoluzione culturale – ha dichiarato Orban. – A Bratislava il Gruppo di Visegrad sottolineerà che il voto del Regno Unito ha evidenziato l’ostilità popolare verso un’agenda europea aliena a molte comunità di paesi con storie ed esperienze diverse dell’immigrazione e della globalizzazione”.

“L’alleanza centro-orientale si contrappone alle posizioni per ora rappresentate dai governi al potere in Germania, Francia, Italia, in particolare all’imposizione delle quote di rifugiati”. Mentre Danimarca, Austria, Spagna, Portogallo, perfino la “socialdemocratica” Svezia hanno ormai posizioni molto critiche sull’immigrazione selvaggia in atto e sulla globalizzazione che prodotto povertà e guerre in tutto il mondo.

“Orban – prosegue il Times – esorta a lottare contro un’immigrazione che elimina le identità storiche, convinto che solo quelle nazioni che hanno un’identità storica, religiosa e nazionale sopravviveranno e saranno  forti. I paesi dell’Europa centrale sono contrari anche al piano di esenzione dai visti per l’area Schengen per i cittadini turchi”.

” E tra un mese – conclude il Times – in Ungheria si terrà un referendum sul piano delle quote. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha ammesso che l’Ue deve dare risalto alla stabilità, alla sicurezza e alla protezione prima di rilanciare il suo progetto. Nella riunione della prossima settimana, i vecchi leader Ue, alcuni sommersi dalle sconfitte elettorali come Angela Merkel e l’intero governo austriaco, cercheranno di mostrarsi uniti, ma c’è una profonda crisi. La controrivoluzione di Ungheria e Polonia è una visione potente quanto quella liberista e antinazionalista dei fondatori dell’Ue e, soprattutto, è popolare, diffusa ormai in tutti gli stati della Ue, non solo nei paesi ex comunisti”.

Fonte: IlNord.it

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