I leader del Partito di Miro Cerar (Smc), del Partito dei pensionati (DeSus) e dei socialdemocratici (Sd) hanno siglato il patto di coalizione e il nuovo governo sloveno si insediera’ il 18 settembre. L’accordo era gia’ stato concordato il 3 settembre scorso, ma la cerimonia “ufficiale” della firma si e’ svolta solo ieri sera. L’esecutivo avra’ 14 ministeri e due ministri senza portafoglio, tre dipartimenti in piu’ rispetto al governo uscente. Secondo il quotidiano “24ur”, il nuovo ministro delle Finanze dovrebbe essere il professore Dusan Mramor, il probabile nuovo ministro dell’Economia sara’ il consulente economico Ervin Pfeifer.

Secondo quanto riferisce il quotidiano online “Slovenia Times”, i partiti firmatari si impegnano a porre fine alla crisi politica, sociale, economica ed etica in corso nel paese, promettendo al tempo stesso crescita economica, protezione dei posti di lavoro esistenti e aumento dell’occupazione. La coalizione aveva inizialmente un approccio piu’ liberalista, ma ha svoltato a sinistra con l’uscita del partito di centrodestra Nuova Slovenia (Nsi) e dell’Alleanza di Alenka Bratusek (ZaAb).

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La privatizzazione delle banche, ad esempio, sara’ molto piu’ prudente per evitare nuovi casi di corruzione e conseguenze sociali ed economiche negative. Una politica simile verra’ adottata anche per le aziende e le infrastrutture statali considerate strategiche, che dovrebbero comunque rimanere di proprieta’ dello stato, nonostante le pressioni di Bruxelles per far quadrare conti.

La nuova coalizione cerchera’ inoltre di approvare una riforma sanitaria che rafforzi il sistema pubblico e renda piu’ trasparente i servizi privati. L’accordo, tra l’altro, prevede anche l’avvio di una riforma delle pensioni. Smc, DeSus e Sd cercheranno inoltre di stabilizzare le finanze pubbliche e creare un ambiente sociale piu’ stabile. I tre partiti della coalizione insieme hanno 52 dei 90 seggi dell’Assemblea nazionale slovena, la Camera bassa del parlamento.

L’epoca del liberismo sfrenato in Slovenia è finita, e con questo anche l’esecuzione degli “ordini” di Bruxelles.

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