Nell’Italia dei premier non eletti, Monti-Letta-Renzi, è stata applicata una vera e propria patrimoniale occulta del valore di 355 miliardi di euro. Di cosa si tratta?

Del passaggio dall’ICI all’IMU e con il contestuale e spropositato aumento dei moltiplicatori catastali, così come denunciato da Confedilizia. In termini percentuali si tratta di una patrimoniale pari al 25% del PIL!

A questa autentica legnata sulla testa degli italiani ha corrisposto un calo di 14 miliardi negli investimenti immobiliari (quasi un punto di PIL) ed una perdita di ben 400.000 posti di lavoro, pari al 50% della disoccupazione generatasi nel periodo in esame (* vedi nota)

Tra i bastonati, ovvero i possessori di un immobile, esiste una categoria ancora più massacrata ed umiliata dagli ultimi tre governi, vale a dire quelli che possiedono un immobile non residenziale.

Infatti, dal 2011, sugli immobili non residenziali il sig. Monti ha de facto quadruplicato il prelievo fiscale, passando da ICI a IMU ed escludendo al contempo qualunque detrazione.

L’IMU naturalmente è dovuta anche nel caso in cui l’immobile sia inutilizzato o non locato.

Inoltre, qualora fosse locato, i redditi conseguenti vanno a fare cumulo con eventuali stipendi o pensioni. Anche qui ennesimo trattamento peggiorativo alla già disperata situazione di chi loca un immobile residenziale: non vi è alcuna cedolare secca che permetta di non cumulare i redditi da locazione a quelli di altra natura e di assoggettarli ad aliquota fissa del 21% o addirittura del 10% per le locazioni a canone concordato come avviene per chi loca un immobile residenziale se sceglie la conveniente cedolare secca invece che accorpare i redditi da locazione al resto dei redditi e pagare tutto attraverso l’Irpef.

Altra legnata data ai locatori dai governi NON eletti Monti-Letta-Renzi è stato l’abbattimento del 10% delle detrazioni forfettarie per spese di manutenzione; ora è concesso un abbattimento di solo il 5% contro il 15% precedente. Pertanto fatto 100 il canone annuo incassato si pagano le tasse su 95 contro l’85 di un anno fa. Un bell’incremento del 10% di Irpef! Ed infine esclusione totale da bonus ristrutturazione che viene invece concesso sotto varie forme a chi risana un immobile residenziale con possibilità di detrazioni in dieci anni di importi massimi fino a 96.000 euro e con risparmi che vanno dal 50 al 65% a seconda dei casi.

Chi dovesse possedere solo redditi da locazione secondo gli scaglioni IRPEF come minimo è soggetto all’aliquota del 23%. Se poi il proprietario ha anche altri redditi, come uno stipendio o pensione di 1000 euro mensili si passa direttamente allo scaglione del 27% o superiori.

Bisogna inoltre ricordare che per ogni contratto registrato bisogna versare l’ulteriore obolo del 2% annuo (50% ciascuno tra locatore e locatario) chiamato imposta di registro oltre alle marche da bollo.

Facciamo un esempio concreto.

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Immobile categoria C/1

Reddito annuo da locazione: euro 12.000 (imponibile 12.000×95%=11.400)

Imposta di bollo annua (1% a carico del proprietario): euro 120

IMU annua: euro 2.000. (ICI era 500 euro)

Semplice calcolo matematico:

Utile da locazione: 12.000 euro, MENO 120 euro, MENO 2000 euro,  MENO il 23% di 11.400 = 7.258 euro.

Se nell’esempio proposto il proprietario avesse solo il reddito di 12.000 euro da locazione a fine anno si ritroverebbe in mano 7.258 euro; paga 4.742 euro di tasse per un’aliquota pari al 39%!

Quale risparmiatore sarebbe così folle da investire i suoi risparmi in un immobile da locare se gli si applica un’aliquota del 39%, quando può accendere un c/c di deposito o comprare un’obbligazione i cui interessi maturati o dividendi sono tassati al 26% o addirittura al 12,5% nel caso di titoli di Stato?

Tralasciamo l’esempio che comprenda un reddito di 1.000 euro mensili o oltre da lavoro/pensione.

Si pensi solamente che in tal caso l’aliquota di tassazione sulla locazione potrebbe passare di slancio il 50%.

Il guaio è che molti immobili non residenziali sono divenuti sfitti, a causa della recessione, per cui anziché generare reddito, rappresentano un costo, ma lo stato però non si è del tutto dimenticato di costoro: gli F24 relativi all’IMU vanno pur sempre pagati trasformando un investimento in un incubo annuale a scadenza semestrale,

Tanto che alcuni disperati, dopo due tre anni di sfitto e di sole spese vive di IMU per avere il privilegio di esser proprietari di un immobile sfitto, hanno iniziato letteralmente a smontarlo pezzo dopo pezzo per dichiararlo collabente**, quindi non suscettibile di produrre reddito, ed avere meno IMU da pagare.

Il risultato di questo forsennato massacro di chi è proprietario di un immobile, peggio ancora se ad uso commerciale-produttivo, è stata una discesa a sole 400.000 compravendite concluse con un calo del 33% sul 2011 (600.000 compravendite concluse) e di oltre 54% se si prendono a parametro i numeri del 2006 (877.000 compravendite concluse) ultimo anno pre crisi subprime.

Ipotizzando per semplicità che tutte le 477.000 compravendite annue perse per strada siano state compravendite di prime case assoggettate ad un’imposta di registro del 3% (più ipotecaria e catastale) lo Stato per la dissennatezza all’obbedienza ai diktat UE basati sull’austerity e l’Imu, ha perso la bellezza di 1,5 miliardi di gettito annuo solo di imposte. (ipotizzando valore catastale medio di 100.000 euro per immobile) Laffer, per l’ennesima volta avrebbe di che sorridere, gli italiani hanno invece di che piangere

Mirko Ciuffa – ha collaborato Luca Campolongo.

Nota.

* confedilizia, 20 febbraio 2014 – http://www.confedilizia.it/CS%2020.02.2014.pdf

** Si definisce unità collabente un fabbricato, o parte di esso, ridotto allo stato di rudere che, per le sue caratteristiche, non è suscettibile di produrre reddito.

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