A Bruxelles per formare un gruppo parlamentare occorrono 25 deputati provenienti da almeno un quarto dei Paesi membri, cioè almeno da sette nazioni. Ecco chi sono i possibili alleati del M5S.

Il M5S ha superato i confini nazionali. Ora bisogna capire cosa fare a Bruxelles, dove per formare un gruppo parlamentare occorrono 25 deputati provenienti da almeno un quarto dei Paesi membri, cioè almeno da sette nazioni. E gli eletti del Movimento 5 Stelle sono 17.
All’appello dunque mancano 8 europarlamentari. E sei Paesi. L’alternativa è rimanere nell’anonimato del gruppo dei non iscritti.

L’INCONTRO CON FARAGE Da mesi Nigel Farage, carismatico leader dello Ukip britannico, corteggia il M5s: lui e Grillo si sono incontrati il 28 maggio, e hanno promesso di lavorare a un’intesa. Con qualche difficoltà, visto che i programmi delle due forze sono ben diversi. Come sull’energia: Farage spiega come Bruxelles gonfi le bollette degli inglesi costringendo “i contribuenti a buttare soldi per inutili turbine a vento e pannelli solari”. Ben diverso dalle idee di Grillo. Certo, se i pentastellati aderissero a un gruppo come l’attuale ‘Europa per la democrazia e la libertà’, potrebbero godere di uno statuto che lascia spazio a qualsiasi posizione: un non statuto, si perdoni il gioco di parole, per cui ognuno può dire quel che gli pare.

PORTA CHIUSA A LE PEN Ler l’estrema destra della Le Pen, l’Europa ha portato benefici solo all’industria tedesca e agli altri, invece, solo immigrazione, precarietà del lavoro, delocalizzazione delle imprese e dittatura dei mercati.
 Punti di contatto ci sono su entrambi i fronti. E Madame Le Pen ha pià volte chiesto udienza al comico genovese. Ma niente da fare, Grillo le ha chiuso le porte in faccia e le ha spezzato il cuore.

PROPOSTE D’INTESA DAGLI TSIPRISTI Ma già un’altra donna, un’altra figlia d’arte se l’accostamento più che azzardato si può perdonare, fa il filo ai grillini: la capolista degli Tsipristi Barbara Spinelli, ha dichiarato che con il M5s si potrebbe cooperare. Nella sua lista c’erano nomi amici del Movimento come Riccardo Petrella dei Forum dell’Acqua, ma si tratta pur sempre della lista di Sel, il partito di Nichi Vendola e della vituperata presidente della Camera Laura Boldrini.

I PIRATI Eliminando destre estreme e sinistre radical – istituzionali, restano i Pirati, arrivati in Europa nel 2009 con due eletti dalla Svezia e poi sbarcati in mezzo continente, Italia compresa. Propongono: protocolli opendata, trasparenza a tutti livelli della pubblica amministrazione, nuova legge sul copyright, abolizione dei brevetti sui beni comuni, cultura gratuita, investimenti in infrastrutture digitali, difesa della privacy e della net neutrality, registro di ogni programma di sorveglianza e soprattutto la partecipazione del parlamento europeo alla negoziazione del trattato di libero scambio tra Ue e Usa, con tanto di audizioni pubbliche. Programma perfetto, sulla carta. Peccato che gli svedesi non abbiano apprezzato e che l’unico pirata eletto all’europarlamento è in arrivo dalla Germania

IL SOGNO DI PODEMOS Il colpo grosso, però, sarebbe stringere l’alleanza con il Podemos spagnolo, il movimento anti casta nato dalla piazza di Puerta del Sol e arrivato a Strasburgo con 5 eletti. Nelle 40 pagine fitte del programma indignado ci sono proposte sorprendentemente simili a quelle lanciate dal M5s in Italia. Il programma però è nettamente orientato a sinistra: chiede la rinegoziazione di tutti i trattati commerciali dell’Ue, la nazionalizzazione di tutte le aziende strategiche, dalle telecomunicazioni all’alimentare alla farmaceutica, la democratizzazione della Bce e poi dibattiti pubblici e referendum regolari per tutte le decisioni macroeconomiche europee. Stare con Farage permetterebbe di non schierarsi nella forma, passare dalla rabbia a cinque stelle all’indignazione di Podemos, invece, significherebbe definitivamente collocarsi a sinistra.

cadoinpiedi.it

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