Gli Stati Uniti chiedono a Deutsche Bank un risarcimento record di 14 miliardi di dollari nell’ambito di una disputa legale legata al caso dei subprime, che fu elemento scatenante della crisi economica nel 2008.

Secondo fonti a conoscenza del dossier, Deutsche Bank non intende cedere alla richiesta. Si prospetta quindi l’avvio di un negoziato tra le autorità americane e la banca tedesca.

La disputa – La richiesta arriva dal dipartimento di Giustizia di Washington, per risolvere un’indagine sulla vendita di titoli derivati.

Il credito nei confronti di Deutsche supera di gran lunga le aspettative anche della banca. Le azioni della banca quotate a Wall Street sono scese dell’8% nell’after-hours trading.

“Deutsche Bank non ha alcuna intenzione di risolvere queste potenziali cause su cifre vicine a quelle citate. La banca si aspetta che si arrivi a un esito simile a quello di altre banche, che si sono risolte a valori sostanzialmente più bassi”, ha spiegato Deutsche Bank in una nota.

Il dipartimento di Giustizia ha invece rifiutato di commentare. Nel 2014, furono chiesti a Citigroup 12 miliardi di dollari per risolvere un’indagine simile e la multa alla fine fu di 7 miliardi.

Alla fine del 2013 Deutsche Bank aveva accettato di pagare 1,9 miliardi di dollari per liquidare le posizioni su Fannie Mae e Freddie Mac.

Molte le cause intentate che riguardano la vendita abusiva dei mutui subprime e la manipolazione dei tassi di cambio o delle quotazioni di oro e argento.

Altre cause riguardano la manipolazione dei tassi Libor ed Euribor, utilizzato per fissare il prezzo di mutui e derivati.

Crisi e subprime – I subprime sono i finanziamenti erogati in larga misura da diverse banche a clienti ad alto rischio, in concomitanza con la bolla immobiliare negli Stati Uniti.

L’elevato tasso di insolvenza di questi prestiti scatenò la crisi del 2008, che investì l’intero mondo occidentale. Fu il rialzo dei tassi di interesse, seguito appunto allo sgonfiarsi della bolla, a scatenare la crisi finanziaria ed economica.

Tali mutui sono chiamati subprime perché proprio il rischio in cui si viene a trovare il creditore erogandoli li rende di qualità “non primaria”, cioè inferiore a quelli primari, prestiti a clienti affidabili.

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