I metodi militari risultano poco efficaci. Il piano di pace e le intese di Minsk vanno realizzati ad ogni costo, – così ritiene ora il Presidente ucraino Petro Poroshenko. Ma vi si oppone il “partito della guerra” che ha un suo piano nei confronti del Sud-Est del paese.

I “falchi” dichiarano che con il Donbass (come pure con la Russia) si può parlare solo da una posizione di forza. Quali sono i mali che crea per l’Ucraina questo conflitto all’interno del conflitto? Naturalmente se un simile sbandamento in seno al beau monde politico ucraino non è una campagna di PR elettorale.

La settimana scorsa Petro Poroshenko ha fatto una serie di viaggi di lavoro. Al Senato americano qualcuno lo ha definito persino come nuovo pacificatore ed ha invitato Obama a dividere con il leader ucraino il Premio Nobel di pace – tanto forte è stata l’impressione che ha fatto ai politici americani il piano di Poroshenko per la pacificazione del Donbass. Ciò mentre per sostenere la sua idea Poroshenko richiedeva solo di fornire all’Ucraina assistenza militare e di concederle lo status di alleato principale degli USA fuori della NATO. Per il vero, dopo l’incontro con il Premio Nobel il Presidente dell’Ucraina si è visto costretto a riconoscere che per il momento Obama non prende Kiev in alleato. Per una simile risposta il leader americano, a quanto pare, aveva dei motivi validi,- dice Nikolai Sorokin, direttore dell’Istituto di studi sulle crisi nazionali:

Poroshenko non è una figura autonoma in questo conflitto. Non ha la possibilità di prendere decisioni riguardanti il destino del suo Stato e il corso dell’operazione militare. Quanto alle decisioni che prende sono un frutto dell’intesa tra le forze del tutto diverse. Penso che a margine dell’incontro di Minsk siano state raggiunte delle determinate intese tra la Russia (non come diretto partecipante ma come portavoce degli interessi degli insorgenti nel Sud-Est) e gli USA.

Ma anche simili iniziative relativamente pacifiche che ha lanciato il Presidente ucraino hanno provocato una reazione negativa presso i suoi ex sostenitori. In modo particolare si è distinta in questo senso Julia Timoscenko, ex Primo ministro, leader del Partito “Batkivshchina”, la quale ritiene che con Mosca si possa parlare solo da una posizione di forza. Per risolvere il conflitto nell’est dell’Ucraina l’ex “principessa del gas” ha proposto un piano, articolato in cinque punti, mirante alla militarizzazione totale del paese. Solo che ella non precisa come è possibile farlo nelle condizioni dell’attuale collasso dell’economia ucraina,- osserva Andrey Kortunov, presidente della fondazione “Nuova Eurasia”:

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Attualmente è in corso la campagna elettorale, una dura lotta. Negli ultimi tempi la Timoshenko ha visto una forte riduzione del suo indice di gradimento, perciò per lei è estremamente importante imporsi con determinazione al grande pubblico. L’unica possibilità di farlo è di tentare di criticare l’attuale Presidente. È del tutto ovvio che molte delle sue proposte sono poco realizzabili, anzi sono mere dichiarazioni anziché consigli realistici su che cosa bisogna fare nella situazione creatasi.

Il primo ministro e lo speaker della Rada Suprema hanno accolto sul piede di guerra i tentativi del Presidente di stabilizzare la situazione nel paese, in particolare, la legge, votata dai deputati, su uno status specifico delle regioni orientali del paese. Arseny Jatsenuk è convinto che l’Ucraina può essere salvata solo attraverso la costruzione di un muro lungo il confine con la Russia. Alexandr Turchinov, a sua volta, promette di cacciare via dalla Rada i deputati che hanno votato a favore della legge. Non solo. Ha definito traditori i membri del gruppo “Per la pace e la stabilità” che giorni fa sono stati a Mosca. Anzi ha minacciato di espellerli dal Parlamento. Per ciò che riguarda questi personaggi, è tutto chiaro: hanno ottenuto le loro cariche grazie ai radicali che non sopportano assolutamente i discorsi sulla pace. Insomma, tutti i discorsi infuocati non sono che un tentativo di conquistare l’elettorato alla vigilia delle elezioni parlamentari di ottobre. Anche se i candidati, tra cui la Timoshenko, non si sono degnati di accertare gli umori dell’uditorio target,- ritiene Vladimir Olenchenko, esperto del Centro Studi Europei:

Ella crede che la maggioranza della popolazione dell’Ucraina possa essere trascinata dall’idea della militarizzazione del paese. Bisogna vedere che la popolazione dell’Ucraina si pronuncia contro la guerra, contro la soluzione militare del conflitto nell’est del paese. Sia i partecipanti ai sondaggi demoscopici, sia politici, sia il Presidente stesso dell’Ucraina si pronunciano per la soluzione pacifica del conflitto. In tale contesto io lo considero come gli ultimi tentativi di mantenersi sulla superficie della vita politica.

Purtroppo, il “partito della guerra”in Ucraina per il momento rimane assai forte,- dice anche il capo dell’Amministrazione del Cremlino Serghey Ivanov. Tuttavia, a Mosca si spera che l’aspirazione alla pace e semplicemente la buona ragione possano avere la meglio. Secondo le parole di Ivanov, Kiev ha adottato tutto un pacchetto di leggi che offrono la possibilità di soluzione della situazione. Quanto al muro lungo il confine, non è il caso di costruirlo poiché nessuna struttura del genere è in grado di salvare dai propri problemi interni.

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