Mentre l’America inorridisce di fronte alla decapitazione di un altro giornalista per mano dell’Isis, Barack Obama si mette in aereo in direzione Tallin, Estonia. La posta in gioco nella crisi ucraina è troppo grande per rimandare: nel confronto a distanza ravvicinata con Vladimir Putin il presidente americano si sta giocando la leadership. La visita di Obama in Estonia, infatti, anticipa di un paio di giorni un vertice Nato in cui gli Stati Uniti proveranno a dettare una linea molto dura nei confronti di Mosca, venendo incontro – almeno in parte – alle richieste di rassicurazione della Polonia e dei paesi baltici.

Il messaggio inviato dalla Nato a Putin è già molto forte: alla vigilia di un summit cheil segretario generale Rasmussen ha definito “storico”, l’Alleanza atlantica ha lanciato oggi una maxi esercitazione che coinvolge 13 paesi membri e alcune nazioni della Pfp (Partnership For Peace), estendendosi su un territorio che comprende Germania, Polonia, Lettonia e Lituania. Per l’Italia, partecipa una compagnia del 186esimo Reggimento paracadutisti Folgore, 90 tra i migliori paracadutisti d’Italia. E il calendario delle prossime settimane è un continuo di manovre ed esercitazioni a est, compresa quella – confermata e rafforzata – che si terrà proprio in Ucraina, a Lviv, dal 13 al 20 settembre.

La stretta di Stati Uniti ed Europa sulla Russia si muove lungo due canali paralleli: quello delle sanzioni economiche e quello del “rendersi più visibili a est”, per citare ancora le parole di Rasmussen. Sul primo punto è stata oggi Federica Mogherini, ministro europeo in pectore, ad annunciare per venerdì prossimo l’accordo su nuove misure economiche ai danni della Russia, precisando che se il partenariato strategico con Mosca è finito la colpa è esclusivamente del Cremlino.

Sul fronte della deterrenza, invece, sono gli Stati Uniti a spingere sull’acceleratore, con il presidente Obama che domani a Tallin ribadirà l’impegno degli Usa a “rafforzare ulteriormente le forti relazioni” con i paesi dell’Europa dell’Est. “Devono sapere – ha ribadito lo stesso Obama giorni fa – che gli Usa rispetteranno gli obblighi derivanti dai trattati”. Da mesi Polonia, Estonia e gli altri Paesi Baltici chiedono alla Nato di stanziare le sue forze in forma permanente lungo le frontiere con la Russia. Ma questo – fanno notare fonti interne alla Nato – violerebbe alcuni trattati esistenti con la Russia, a cominciare dal Nato-Russia Founding Act del 1997 con cui l’Alleanza rinunciava a nuovi dispiegamenti permanenti di truppe nell’Europa dell’Est. Peccato però che, con l’escalation messa in pratica prima in Crimea e poi nell’Est Ucraina, la Russia sia già ampiamente uscita dai binari tracciati dal diritto internazionale.

Per un summit che negli ultimi anni faticava a conquistarsi un titolo sui giornali, la crisi ucraina rappresenta una sorta di “ritorno al futuro”, come scrive il Financial Times, secondo cui l’escalation della Russia in Ucraina offre alla Nato “una genuina ragion d’essere”. L’obiettivo centrale del vertice è quello annunciato ieri dal segretario generale: la messa a punto di un piano di intervento rapido (Readiness Action Plan), che comprenderà la creazione di una squadra di “punte di lancia” (Spearhead), forze di intervento immediato capaci di entrare in azione nel giro di 48 ore “ovunque ci sia una minaccia”. In sostanza, si tratterà di alcune migliaia di soldati pronti a intervenire subito con il supporto di aviazione, marina e forze speciali. Com’è logico, questi “mini eserciti” (si parla di circa 4.000 soldati) avranno a disposizione infrastrutture e basi nei Paesi dell’Est. Basi a cui l’aggettivo “permanente” si accompagna o scompare a seconda di chi sia a parlarne. E su cui i leader dei 28 Paesi Nato si confronteranno giovedì o venerdì.

loading...

In ballo c’è molto più di una semplice decisione tecnico-strategica. Inizialmente la risposta della Nato all’invasione della Crimea da parte di Putin è stata a dir poco tiepida. Poi, dopo l’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines ad opera dei ribelli filorussi (avvenuto quasi certamente con mezzi forniti da Mosca), l’umore generale è cambiato. Oltre alle nuove sanzioni (comminate sia dagli Usa che dall’Ue), a dimostrare un’insofferenza crescente nei confronti del Cremlino è anche l’enfasi posta dai vertici Nato sul carattere “storico” del summit in arrivo. Un summit quanto mai anti-Putin, anticipato da una maxi esercitazione iniziata oggi e a cui stanno partecipando anche le forze d’assalto italiane.

A due giorni dal vertice, e prima ancora che i leader abbiano approvato il nuovo piano di risposta, la Nato alza infatti il ritmo e le dimensioni delle esercitazioni. “Saremo più visibili a est”, aveva annunciato Rasmussen ieri. Oggi il Comando alleato delle forze di terra, basato a Smirne, comunica che tra Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia e Germania è cominciata un’esercitazione su vasta scala, con migliaia di soldati e centinaia di veicoli e aerei. Si concluderà solo lunedì prossimo. Truppe di nove paesi: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Estonia, Lituania, Polonia, Lettonia e Bulgaria, oltre all’Italia che partecipa con un centinaio di parà della Folgore. Non solo: dal 13 al 20 settembre, nel quadro di un calendario di esercizi senza interruzioni fino al 2 ottobre, una nuova esercitazione, ‘Rapid Trident’, con la partecipazione di una dozzina di paesi si terrà proprio in Ucraina, a Lviv. E dal 15 al 27 in Germania e Norvegia ‘Noble Ledger’ è destinato a “certificare” la componente di terra della Forza di Reazione Nato. Dal 15 settembre al 2 ottobre le manovre nazionali ‘Anakonda’ in Polonia sono passate alla dimensione di esercitazione multinazionale.

Il Comando Nato precisa che le manovre erano tutte già previste da tempo, ma quelle cominciate oggi sono state “trasformate in una esercitazione multinazionale su larga scala” e passata dall’iniziale comando Usa al diretto comando dell’Alleanza. Non solo: l’operazione, denominata ‘Steadefast Javelin II’, è stata – come le altre – esplicitamente “disegnata” per rassicurare i paesi confinanti con la Russia ed è solo la prima di un fitto calendario.

Tutto già programmato da prima che scattasse l’invasione della Crimea, ma anziché annullarle, le manovre sono state ampliate, rafforzate e poste tutte sotto il diretto comando Nato. In programma ci sono anche le esercitazioni per le catene di comando, previste esplicitamente per lo scenario di risposta nel caso di attacco ai paesi baltici. Come la ‘Loyal Lance’ in programma dal 15 al 29 in Germania. Ed ancor più nella ‘Trident Lance’ che dal 3 al 13 dicembre coinvolgerà cinque centri di Comando, tra cui quello di Napoli, e che viene definito “il più grande e sofisticato esercizio per la catena di comando dalla fine della Guerra Fredda”.

Huffington Post

loading...