Vent’anni prima di Maastricht c’è chi scriveva questo…

Di Andrea Muratore

Varese, 31 luglio 1973. Un colpo sordo risuona nella calma del pomeriggio estivo. A terra rimane esanime un uomo. Guido Morselli si è appena suicidato con un colpo della sua Browning 7.65. Causa del suo disperato gesto i continui rifiuti degli editori di pubblicare i suoi romanzi profondamente curati, ucronici ma a loro modo visionari.
Consiglio a tutti la lettura di Contro-passato prossimo, che (come tutti gli altri scritti di Morselli) ha ricevuto pubblicazione postuma, ricevendo la stampa nel 1975. Qui Morselli immagina un “finale alternativo” della Grande Guerra: nel 1916 un blitz improvviso degli austriaci, al cui seguito è aggregata un’unità tedesca comandata nientemeno che da Erwin Rommel, consegna ad essi tutto il Nord Italia, spingendo alla pace il nostro paese, e un’azione simile porta all’apertura del fronte occidentale e alla richiesta di pace da parte della Francia. Nel frattempo, in Germania si è insediato, in seguito alla cattura del Kaiser da parte degli inglesi, un governo presieduto dal geniale Walter Rathenau, nella realtà mente dello sforzo bellico tedesco, che lungi dal voler egemonizzare l’Europa mira a un compromesso con gli sconfitti Belgio, Francia e Italia, proponendo l’instaurazione di una Comunità Europea Democratica (USOD), un unico stato federale nell’Europa Occidentale. L’USOD di Morselli è uno stato unico, i quattro membri mantengono autonomia su diverse questioni ma accettano di rispondere a un governo federale unito (con sede a Metz, guarda caso non lontana da Strasburgo, con l’Alsazia-Lorena promossa a “distretto federale”) e di unire le proprie forze armate e la politica diplomatica, economica, fiscale. Questa viene, attraverso le parole di Rathenau, considerato il presupposto necessario perché si possa accedere a un sistema di unità monetaria e libera circolazione di merci e persone.
Lo scrittore italiano pensava queste cose almeno due decenni prima di Maastricht, prima dell’inizio del sistema incoerente di integrazione reciproca tra gli stati della CEE (divenuta Unione Europea). Istruito semplicemente dal buon senso, capì che il progetto unitario sarebbe stato possibile solo in un regime di coerenza tra i contesti nazionali interni al sistema europeo. Morselli intuì che solo da questa premessa si sarebbe potuto discutere di moneta unica. E, qua facciamo molta attenzione alle date: il primo appuntamento elettorale per l’Europarlamento risale al 1979 mentre Morselli scrive circa un decennio prima, in Contro-passato prossimo l’USOD affida la sua legislazione a un parlamento (inizialmente fungente anche da Assemblea Costituente) in cui Germania, Italia, Belgio e Francia eleggono un numero di membri proporzionale alla loro popolazione, proprio come il sistema poi adottato dall’organizzazione reale.
Niente unità stabile, senza unificazione politica: questo lo pensano anche gli alti papaveri del governo italiano, che vedono nell’alternativa, una confederazione priva di unione reale e vittima delle disarmonie tra i diversi stati, semplicemente un volano per il declino dell’industria e dell’economia nazionali a vantaggio della più attrezzata Germania (vi suona familiare?). Profetico Morselli, troppo avanti per i suoi tempi vide che la strada percorsa dai suoi contemporanei verso l’unità continentale si stava dimostrando incoerente e discontinua, propose una sua versione di Europa che, guardandola col senno di poi, probabilmente in questi anni di sofferenza si sarebbe dimostrata qualcosa di ben diverso rispetto allo strumento nelle mani del sistema alto-finanziario e bancario che si è rivelata la nostra UE.
Fonte: antidiplomatico.it
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