La gallina dalle uova d’oro dell’Isis è un uomo di affari del Qatar, lo stato che con i suoi petroldollari continua a finanziare la jhiad in tutto il Medio oriente.

Che il Qatar sia il maggior finanziatore dell’Isis è ormai cosa nota. L’odio per il regime di Assad è tale da aver portato lo sceicco del Qatar, Hamed bin Khalifa al Thani, ad abbandonare il tipico “tatto” mediorientale nelle relazioni dipolomatiche e dichiararlo in svariate occasioni.

La prima durante un intervista negli studi della Cbs quando dichiarò di “voler rovesciare il regime siriano a ogni costo”. Un impegno a cui sono seguiti i fatti.

Dal 2013 Doha ha rifornito i ribelli anti Assad, molti dei quali poi confluiti nell’Isis, con 85 aerei cargo stipati di armi all’avanguardia e munizioni. Un impegno che ha battuto persino la vicina Arabia Saudita che ha contribuito alla jhiad contro il regime siriano inviando soltanto 37 aerei. Oltre alle armi, per combattere una guerra così lunga serve il denaro. Un fiume di denaro che il governo qatariota affida ai suoi intermediari perchè arrivi nelle mani dei fanatici giusti.

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Uomini come lo sceicco Hajjaj al-Ajmi, definito il banchiere di Allah. Durante uno dei suoi ultimi interventi pubblici ha esortato i suoi correligionari a fare la giusta beneficenza. “Se volete aiutare per davvero i nostri fratelli siriani oppressi da quel pazzo di Assad, non spendete i vostri soldi in aiuti umanitari. Non buttate il vostro denaro devolvendo ricche donazioni ad associazioni umanitarie, o peggio alle agenzie dell’Onu. Siate dei buoni mussulmani, finanziate la jhiad, la guerra santa, e sostenete coloro che combattono in nome di Dio!” 

Allah non vuole che i soldi vadano ai profughi siriani, ma a chi ne è il maggiore artefice. La pensano diversamente il Mossad e i servizi segreti di Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto. Consapevoli di aver perso il controllo dell’Isis hanno deciso di minarne le basi colpendo per prima cosa i suoi finanziatori. Lo sceicco Ajmi ha sulla testa una taglia di diversi milioni di dollari. Barricato nella sua villa da quattro milioni di dollari a Doha sotto la protezione del governo del Qatar e diverse guardie del corpo, risponde sprezzante che sarebbe felice di morire da martire.

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