Perfino gli analisti più pessimisti, quelli per cui Brexit sarebbe stata la catastrofe hanno cambiato idea. Ora per la Gran Bretagna un futuro radioso. È bastato l’ottimismo di questi mesi a virare il barometro verso il bel tempo. Le previsioni senza particolari perturbazioni sono positive addirittura fino al 2050. I primi a credere che il ripudio della Ue sarebbe stato un successo sono stati gli industriali dell’auto: dapprima Toyota, ora anche la McLaren, marchio di superlusso più noto sulle pista di formula 1 che non su strada. Il gruppo ha annunciato un investimento di 50 milioni di sterline (circa 58 milioni di euro) in uno stabilimento di Sheffield. Saranno creati duecento posti di lavoro.

Ora secondo uno studio della Pwc (PricewaterhouseCoopers), una delle quattro società di revisione più importante del mondo, nei prossimi 30 anni la Gran Bretagna crescerà più di qualsiasi altro Paese del G7. Mediamente +1,9% l’anno, contro 1,8% del Canada e degli Stati Uniti, 1,6% della Francia, 1,3% della Germania, 1% dell’Italia e lo 0,9% del Giappone. La Gran Bretagna sarà l’unico Paese occidentale a tenere testa ai mercati emergenti che continueranno la loro avanzata verso la leadership mondiale. La riscossa di Londra sarà resa possibile essendosi svincolata dall’abbraccio mortale dell’Europa. A fronte del successo della Gran Bretagna, dicono i tecnici di Pwc, ci sarà il declino dei Paesi Ue. La Germania cadrà dal quinto posto attuale al nono, la Francia dal decimo al dodicesimo, l’Italia addirittura dal dodicesimo al ventunesimo. Secondo lo studio l’irreversibile declino dell’Europa sarà sostituito dall’ascesa di Paesi come l’India e l’Indonesia, oltre che della Cina già potenzialmente prima economia mondiale. Nel gruppo anche il Brasile, nonostante la crisi di oggi. Evidentemente il rallentamento è considerato solo temporaneo. Ma qui si sta parlando di medio e lungo termine e per Londra decisiva in questa partita sarà da una parte la libertà di stringere legami commerciali con i Paesi a più alta crescita, dall’altra la possibilità di attrarre investimenti e cervelli. Proprio quello che l’Italia, ingabbiata dall’euro non riesce più a fare.

Fonte: Un Europa Diversa

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