C’era da aspettarselo.

Una bocciatura della riforma, scrivono i gesuiti, provocherebbe il blocco del Paese e l’apertura di nuovi conflitti.

E a loro cosa interessano gli affari della Repubblica?

L’articolo è apparso su Civiltà Cattolica, l’autorevole rivista dei gesuiti, a firma di padre Francesco Occhetta, con il quale lo stesso auspica una vittoria del “SI” al referendum confermativo di ottobre, richiamando addirittura anche i rischi economici prospettati da Mario Draghi, il quale – francamente – con gli insegnamenti del Vangelo penso c’entri davvero poco, come tutta l’impalcatura eurocratica costruita su un’Unione Europea tiranna e su una moneta unica criminale.

Padre Occhetta, che scrive un articolo molto documentato, invita ad abbandonare le ragioni partitiche e a guardare al contenuto della riforma (“la sfida dovrebbe giocarsi sul piano scientifico e non politico…“), argomentando che non si tratta di un voto sul Governo. Bene. Tuttavia il buon Occhetta dimentica di scrivere che è stato proprio colui che ha imposto la riforma (Matteo Renzi) a spostare il senso del referendum in un vero e proprio giudizio sul suo Governo.

Peccato che nel medesimo articolo l’autore porti a conoscenza del lettore solo gli aspetti positivi della riforma e non anche quelli negativi (che sono davvero tanti, soprattutto se letta in combinato disposto con l’Italicum), quindi sarebbe stato meglio se il prelato avesse continuato ad occuparsi dei destini delle anime e non di quelli della Repubblica.

Tuttavia, dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso nel silenzio più assordante da parte del Papa, che è anch’egli un gesuita, i sospetti non tardano ad arrivare. Cosa c’è dietro a tutto questo? Forse uno scambio sull’esenzione per i beni della Chiesa in merito alla tassazione sugli immobili? Un complotto mondialista che ha “tolto di mezzo” l’ottimo Benedetto XVI per fare posto a Francesco? E chi lo sa… noi umili anime di Dio siamo destinate a tacere.

Dopo che i gesuiti convinsero Papa Pio IX a non concedere la grazia a Monti e Tognetti (che furono ghigliottinati nel 1868, quindi verso la fine dell’esperienza del potere temporale dei papi), ecco che questi irriducibili – dopo essere riusciti a piazzare uno di loro sul trono di Pietro – si schierano così apertamente negli affari dello Stato italiano, auspicando addirittura l’approvazione da parte del popolo di una riforma costituzionale approvata da un Parlamento privo di legittimazione democratica (vedesi Sentenza Corte Costituzionale n.1/2014).

monti e tognetti

Dov’è finito il principio “libera Chiesa in libero Stato“? Dov’è finito il senso dell’art. 7 della nostra Costituzione?

Se il buon Gesù tornasse qui in mezzo a noi, credo che un paio di schiaffi a qualche prelato glieli tirerebbe…

Cari amici gesuiti, pensate ai poveri e alle anime che agli affari della Repubblica ci pensano gli italiani! E lasciate perdere la Costituzione… se fosse stato per Voi, l’Italia non sarebbe mai nata! Quindi, ora, disinteressatevi della cosa pubblica!

Sia lodato Gesù Cristo.

Giuseppe PALMA – Scenarieconomici

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