Roma – Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, è affezionato ai voli di Stato. Sono infatti 6 i viaggi che il titolare della Farnesina ha fatto a bordo dell’A340-500, peraltro senza averne diritto.

Secondo quanto stabilito all’articolo 3 del decreto legge 98 del 6 luglio 2011, infatti, «i voli di Stato devono essere limitati al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio dei ministri e al presidente della Corte costituzionale» e «ogni istanza per la concessione dei voli di Stato deve essere corredata da documentazione attestante le circostanze che rendono indispensabile ed eccezionale l’utilizzo del mezzo aereo, ovvero inderogabilità, urgenza, motivazioni istituzionali, mancanza di mezzi di trasporto alternativi».

E quali motivi così urgenti o impegni istituzionali poteva mai avere il ministro?

Peraltro, tra i viaggi a bordo del super aereo di Stato, che molti hanno denominato «Air Force Renzi» proprio perché fu l’ex premier a volerlo, ne figura uno a Milano.

Possibile che per fare un tragitto di poco più di un’ora sia servito un velivolo accreditato per tratte molto lunghe (ha una portata fino a 16.600 chilometri)?

D’altronde Alfano non è nuovo all’utilizzo dei mezzi di Stato. Avevamo già raccontato come il 26 agosto dello scorso anno l’allora ministro dell’Interno volò da Trapani a Porto Empedocle a bordo di un elicottero della Polizia targato Frontex che avrebbe dovuto essere utilizzato per ill soccorso migranti.

Il volo venne smarcato come «controllo immigrazione», in realtà servì per trasportare il politico e la sua portavoce, Daniela Subranni, nella località siciliana. Il 15 dicembre scorso ci ricadde.

Da Ciampino partirono, a distanza di pochi minuti uno dall’altro, due voli blu, entrambi per Bruxelles.

A bordo di uno c’era il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sull’altro, invece, proprio Alfano.

Erano diretti entrambi in Belgio per partecipare al Consiglio europeo, ma l’esponente di Ncd preferì viaggiare da solo, su un Falcon 50 da 9 posti, anziché sull’Airbus 319 preso dal premier.

Uno spreco da 70mila euro che ricadde come al solito sulle tasche degli italiani.

Da chiedersi, dunque, come mai sulla vicenda non sia stata aperta alcuna inchiesta.

Da anni, infatti, le polemiche sugli sprechi legati ai costi del carburante, dell’assicurazione, di manutenzione dei velivoli, sono accese e le cronache nazionali sono piene di episodi che riguardano il vizietto dei politici di viaggiare comodi.

Insomma, non si potrà pretendere che i nostri ministri viaggino come l’ex presidente della Repubblica dell’Uruguay José Pepe Mujica, che preferiva la sua vecchia utilitaria all’auto blu, ma un po’ di buonsenso, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, non guasterebbe.

Tornando ad Alfano, della sua naturale predisposizione all’utilizzo dei voli istituzionali si sapeva da tempo.

Solo per fare un esempio, a gennaio di quest’anno di voli di Stato ne ha fatti 12 contro i 4 di Minniti, i 2 della Pinotti, i 2 di Orlando e i 2 di Padoan.

A Febbraio ne ha fatti 10 contro i 6 della Pinotti, i 5 di Minniti, i 3 di Orlando, i 2 di Calenda e uno solo di Padoan e della Fedeli.

Secondo quanto riportato sul sito della presidenza del Consiglio, tutti i voli in questione sono stati utilizzati per motivi istituzionali o di sicurezza.

Fonte: qui

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