Leonid Savin

Martedì 20 settembre 2016 Bruxelles ha ospitato una vasta manifestazione di protesta contro la firma del Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (noto con la sigla inglese “TTIP” – Transatlantic Partnership for Trade and Investment). Poco prima numerose manifestazioni di massa avevano avuto luogo in diverse città tedesche.

La reazione dei cittadini europei al TTIP è stata abbastanza prevedibile. Non è il primo anno che gruppi e organizzazioni non governative in Europa osservano attentamente i negoziati condotti dagli Stati Uniti e dalla burocrazia di Bruxelles.

In primo luogo, il problema è che queste trattative si svolgono a porte chiuse, fatto che vìola evidentemente i principi democratici. In secondo luogo, con questo trattato gli interessi delle multinazionali avrebbero la prevalenza sui diritti e sulle libertà dei cittadini e dei singoli Stati.

Una minaccia alla sopravvivenza dell’UE

Un’analisi anche solo superficiale del trattato rivela le gravi minacce che la sua applicazione avrebbe sull’intera economia dell’UE. I primi dieci anni porterebbero a perdite notevoli alle esportazioni europee. Il Nord Europa, la Francia e la Germania ne verrebbero gravemente colpite. In tutti i Paesi europei ci sarebbe un calo del PIL, una flessione dei redditi da lavoro dipendente, un taglio consistente dei posti di lavoro ed un aumento di deficit di bilancio dei Paesi coinvolti.

Tenuto conto già degli effetti della Brexit e della crisi migratoria in atto, simili cambiamenti potrebbero avere ulteriori conseguenze negative per il futuro dell’UE. Pertanto dilaga la disaffezione degli europei verso questo trattato.

Va inoltre notato come la NATO sia già un elemento di partenariato strategico che coinvolge Europa e Stati Uniti. Gli USA con il TTIP non solo vogliono instaurare una modalità aggiuntiva di dipendenza economica dei Paesi europei verso di essi, ma vogliono preservare la NATO come motore per un nuovo partenariato transatlantico che, nelle intenzioni della Casa Bianca, migliorerebbe la sicurezza reciproca e l’accordo vincolante tra le due sponde dell’Oceano.

In altre parole si tratterebbe di rendere l’UE ancora più vulnerabile alle richieste dell’élite neocon al potere negli USA. Perché Washington ha bisogno di questi accordi? La risposta è evidente: per mantenere lo status di Paese egemone del mondo nel senso pieno dell’espressione. Nessuno mette ancora in discussione la potenza militare degli Stati Uniti (dagli indicatori del Prodotto Interno Lordo e dalle spese destinate agli armamenti alla disponibilità di una vasta rete di basi militari in tutto il mondo e agli accordi in atto per la messa in orbita e l’utilizzo dei satelliti).

Un globalismo aggressivo

“Gli Stati Uniti sentono di dover integrare gli strumenti economici e finanziari a loro disposizione con le azioni in politica estera – a un livello che potremmo definire di “geo-economia” – oppure rischiano di perdere il loro status di potenza mondiale”, sostengono un membro ‘senior’ del “Council on Foreign Relations”, Robert Blackwill (già Inviato del Presidente degli Stati Uniti in Iraq e ambasciatore americano in India dal 2001 al 2003) e il suo collega Jennifer Harris ( membro del Dipartimento di Stato sotto l’amministrazione Obama) nel loro libro “La guerra con altri mezzi: geoeconomia e l’arte di governo”.

Allo stesso tempo, essi sostengono apertamente che gli Stati Uniti dovrebbero usare la loro posizione di superpotenza energetica per mettere in sicurezza le transazioni incluse nel Partenariato transatlantico (TTIP) e in quello transpacifico (TPP), il che li aiuterebbe a controbilanciare la politica geo-economica russa e cinese. Non c’è nemmeno bisogno di leggere tra le righe per capire qual è il vero scopo dei Trattati Transpacifico e Transatlantico. Innanzitutto, nonostante il fatto che essi comprendano diversi Paesi dell’America Latina, sono pensati per fare a lungo termine da contenimento all’espansione economica della Cina. In secondo luogo, essi sono diretti contro la Russia o, più precisamente, impediscono una più stretta cooperazione tra i Paesi dell’Unione Europea e la Federazione Russa.

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Non è un caso, secondo un sondaggio del “Pew Research Center” fatto nei primi mesi del 2016, che i Paesi-satelliti più affidabili di Washington nell’Est Europa – la Romania, la Polonia, la Lituania e l’Estonia – siano a favore del partenariato transatlantico con oltre il 70% di pareri positivi, mentre il motore economico della UE, la Germania, ha espresso solo il 39% di consensi a favore di questo progetto.

Come è stato sostenuto sul sito web della Casa Bianca, questi accordi di partnership sono un’opportunità per gli Stati Uniti per stabilire una serie di regole valide per il commercio mondiale del 21° secolo. E questa possibilità appare una sola volta nell’arco di una generazione. Scopo degli accordi è quello di ampliare l’accesso ai mercati in più rapida crescita pur mantenendo elevati standard di protezione dei lavoratori e dei consumatori statunitensi.

L’importanza della sottoscrizione e dell’entrata in vigore degli accordi TPP e TTIP è sancito dalla nuova strategia nazionale degli Stati Uniti che è stata firmata dal presidente Barack Obama all’inizio di febbraio 2015, e che rappresenta un orientamento per i decisori nei prossimi cinque anni. Vi si dice che il TPP e il TTIP prevedono elevati standard globali nell’ambito del diritto del lavoro e della tutela dell’ambiente e che aiuteranno ad eliminare gli ostacoli alle esportazioni, mettendo così gli Stati Uniti al centro di una zona di libero scambio che copre i due terzi dell’economia mondiale. L’obiettivo è quello di utilizzare questa posizione di forza, insieme al possesso di una forza di lavoro altamente qualificata, di un forte ruolo della giurisprudenza e di una sovrabbondanza di fonti energetiche, al fine di rendere gli Stati Uniti la piattaforma di produzione primaria e la sede principale degli investimenti mondiali. Oltre a questi importanti accordi transregionali, sarebbe importante raggiungere un accordo innovativo per la liberalizzazione del commercio dei servizi, dell’Information Technology e dei beni ambientali, mentre gli Stati Uniti resterebbero il leader mondiale dell’innovazione.

Questi postulati però non sono di importanza fondamentale per il popolo americano. Obama ha fatto pressione al fine di tutelare gli interessi delle multinazionali, non di quelli degli Stati Uniti e del suo popolo. Lo scetticismo verso entrambi i progetti – TPP e TTIP – ha origine non solo nella UE e nella regione del Pacifico. Una parte della classe politica statunitense si oppone attivamente alla ratifica dell’accordo TPP.

C’è un problema con il TPP

L’ex Ex vice del Rappresentante del Commercio degli Stati, Wendy Cutler, ha annunciato la scorsa settimana, in una conferenza stampa a Tokyo, che gli Stati Uniti avrebbero perso credibilità nella regione Asia-Pacifico se l’accordo TPP non fosse stato ratificato dal Congresso entro la fine di quest’anno.

I repubblicani, che spingono in questa direzione, hanno dichiarato che la ratifica dell’accordo non poteva essere presa in considerazione prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre. Un certo numero di imprenditori statunitensi, come i loro omologhi europei, hanno trovato una giustificazione convincente per credere che questi progetti non porteranno benefici reali e che non servano a perseguire i veri interessi degli Stati Uniti e della sua economia in particolare.

Questioni in sospeso verso il TPP possono essere trovate tra le controparti interessate negli Stati Uniti, tra cui gli allevatori che producono carne di maiale, nell’industria del tabacco, nel settore dei servizi finanziari o nell’industria farmaceutica. Una rinegoziazione non è però possibile a causa delle molte e delicate differenze presenti tra i Paesi interessati dal trattato TPP.

L’accordo dovrebbe tenere conto delle attività dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, una partnership politica ed economica, ndt) e dell’attività economica della Cina non solo in Asia ma anche in Europa.

L’UE è ora intrappolata in sanzioni verso la Russia che la obbligano ad avere un atteggiamento ostile nei confronti di Mosca. Pertanto non può contare su un accordo preferenziale con la Russia. Tuttavia l’UE è ancora in tempo per ripristinare la propria sovranità e libertà economica se si rifiuterà di firmare e ratificare l’accordo TTIP.

Fonte: Katehon | via Controinformazione

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