I sostenitori dell’Euro che imperterriti negano la realtà dei fatti basandosi su buoni auspici, ideali e morale usano principalmente le stesse trite e ritrite argomentazioni a difesa della loro posizione.
Ammoniscono gli economisti “maledetti”, quelli che dimostrano con dati economici che non ci rimane che recuperare la sovranità monetaria, di non “storicizzare”. Secondo loro il fatto che l’Italia uscendo dallo Sme nel 1992 non ebbe drastica inflazione è un dato “non storicizzato”, non inserito nel contesto globalizzato odierno.
Non si tratta di storia ma di osservazione dei fatti e di quanto è accaduto dall’adozione dell’Euro ad oggi: decimazione dei Paesi mediterranei, in ordine cronologico, da quelli con moneta più debole – Grecia – fino all’Italia ed alla Francia. Il grafico seguente mostra come la riduzione del PIL (e parallelamente l’aumento del debito pubblico) viaggia di pari passo con la debolezza della moneta nazionale:

Come spiega l’economista Claudio Borghi (che in pochi densi minuti smonta i falsi paradossi pro Euro: https://www.youtube.com/watch?v=fbN7qLab_Hk), possibile che i guerrieri dell’Euro non abbiano mai buttato un occhio all’inversione della bilancia commerciale tra Italia e Germania? Sarà un caso che la Germania abbia assorbito le nostre esportazioni? Come si vede dal grafico seguente di pari passo con l’incremento delle esportazioni tedesche corre la diminuzione di quelle italiane:

Lo spauracchio dei grandi – Cina, BRICS – contro i quali bisogna allearsi è una terribile presa in giro. Nell’Europa di oggi, senza meccanismi redistributivi, come gli Eurobond o un bilancio federale significativo, come in America, non si redistribuiscono gli utili ma solo i costi. Questo determina il progressivo arricchimento dei paesi che avevano monete più forti dell’Euro e lo speculare impovermento dei paesi che avevano monete più deboli. L’obiettivo, guardato al macrolivello internazionale, è generare manodopera a basso costo nell’Europa meridionale affinché Germania ed USA la usino per essere competitive contro i BRICS. L’Europa rende quindi solo la Germania forte contro i grandi.
Basta anche dare la colpa a corruzione, mafia, politica italiana. Sono tremende ma non sono la causa dello sfacelo attuale:  sono sempre esistite, non sono nate con la crisi che si è accompagnata all’Euro.
Tutti sono d’accordo che l’omicidio sia orribile. Eppure nessuno si sognerebbe di dire che sia causa della crisi. Perché allora vogliono ostinarsi a dire che realtà sconnesse dalla crisi ne siano la causa?
Tanto più che un rapido colpo d’occhio al confronto tra costi della politica italiana e costi delle imposizioni europee rende immediato lo scontro tra mosca ed elefante:
I trombettieri dell’Euro accusano lo stampare moneta come il solito peccato morale a cui i mass media ci hanno abituato a braccetto con il mantra del “debito – colpa nostra.” Peccato che stampare moneta con propria banca nazionale sia diverso da prendere moneta a prestito da banche private estere, per la maggiore tedesche e francesi, che fino ad oggi si sono arricchite alle spalle dei paesi mediterranei.
Reputano indispensabile, in presenza di immissione di moneta, il controllo dell’inflazione per garantire l’acquisto di titoli di stato sul mercato. Peccato che una banca nazionale statale potrebbe acquistarseli da sé, senza rischio di ricatto da banche private sul mercato con il solito giochetto dello spread. Il ripristino della separazione tra banche private – atte alla speculazione – e banca nazionale statale, con la Steagall Glass Act, è indispensabile. Non a caso il debito pubblico italiano è lievitato dal 1981 in poi, dopo il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, quando la stessa smetteva di acquistare titoli di stato italiani.
Secondo loro stampare moneta obbliga ad abbassare i salari sempre per lo stesso requisito di controllare l’inflazione. Manca ancora osservazione della realtà visto che i salari si sono abbassati in potere d’acquisto proprio con l’Euro. La triste verità è che non è possibile mantenere un tasso di cambio fisso tra nazioni che hanno differenti tassi produttivi di crescita, differenti sistemi sociali e differenti accordi politici. Non potendo svalutare la propria moneta, la maggior parte dei paesi europei avrà bisogno di vedere salire la disoccupazione e crollare i salari  tra il 30% (Italia, Spagna e Francia) e il 50% (Grecia e Portogallo) per ottenre un riequilibrio macroeconomico con la Germania e per essere “competitivi”.
Il grafico mostra proprio come, dall’entrata nell’Euro in poi, i paesi mediterranei  abbiano perso competitività nei confronti della Germania:
Secondo i guru dell’Euro la classe media viene smantellata dallo stampare moneta.  Guardiamoci attorno e vediamo che la classe media invece è stata distrutta dall’Euro: non solo i salari si abbassano e la precarietà diviene norma, ma sempre più PMI chiudono, senza contare i suicidi dei piccoli imprenditori assediati da Equitalia e banche, incapaci di mantenere famiglia e pagare dipendenti.
Dallo sterminio del tessuto imprendotoriale italiano si deduce anche che il beneficio di una moneta forte nell’acquisto dell’energia dall’estero non ha affatto aiutato le PMI. Il problema energia, indipendentemente dalla valuta, deve essere affrontato nell’ottica dell’indipendenza dai fossili importati. Solo un piano energetico duraturo di riconversione alla rinnovabili – per le quali l’Italia ha un potenziale immenso – risolve il problema alla radice. Mentre per quanto riguarda la sfera privata, cioè la benzina, basti ancora una volta l’osservazione della realtà e quindi il continuo incremento del prezzo della stessa a causa dei ricatti dello spread e delle politiche di austeruty sul rientro del debito pubblico. Se pensiamo che il prezzo di un litro di benzina è dato a spanne da 30% di costo di materia prima e 70% di imposte, quanto inciderebbe un aumento del costo della materia prima? Quanto inciderebbe invece una detassazione grazie alla sovranità monetaria e al conseguente attuabile alleggerimento  fiscale? Poniamo per semplicità che 1 litro di benzina costi 1€. Poniamo che nel peggiore degli scenari la svalutazione monetaria determini una minore capacità di acquisto del greggio del 30%. La benzina aumenterebbe di 10 centesimi al litro. Facilmente pareggiabili da una pari detassazione del 10%.
I paladini dell’Euro sono contrari alla politica della Fed che puo’ stampare moneta. Peccato che con la stessa l’America abbia scaricato sull’Europa la crisi dei derivati del 2007, che stiamo pagando noi-e-solo-noi grazie alla perfetta “morale” della Bce che si oppone al Quantitative Easing.
Ancora, usano la definizione di :
“inflazione da domanda”: chiaro, importiamo magliette e cellulari da paesi come la Cina che non hanno costi di manodopera o dalla Germania che cavalca i vantaggi dell’Euro sottodimensionato rispetto alla sua struttura-Paese: non stupiamoci poi pero’ se nel frattempo le nostre aziende chiudono;
“inflazione da assets”: come la casa, prodotto per forza del made in Italy, risente dei costi alti di produzione locali, mentre i salari si abbassano determinando l’impossibilità di accesso al bene. Salari bassi a causa dell’Euro, per ribadire quanto sopra, non di alcuna immissione di moneta.
Citando le parole del giornalista Francesco Maria Toscano: “…l’inflazione cresce semmai in relazione all’aumento della domanda (non compensata da simmetrico aumento della produzione). Limitandosi a pompare liquidità nei soliti circuiti finanziari … il surreale “pericolo inflazione” è niente più che una barzelletta. Un ipotetico manager di una grande banca d’affari, infatti, per quanti milioni di dollari possa decidere di auto-assegnarsi, acquisterà sempre e comunque non più di un chilo di pane al giorno. Mentre i poveracci scivolati nel girone dell’indigenza si troveranno costretti a tagliare anche le spese di prima necessità. Una società che esaspera le disuguaglianze sceglie scientificamente di distruggere i consumi, quindi la produzione, quindi l’occupazione…”
In nome dell’Europa della finanza si è stracciata l’Europa dei popoli. Non è necessario nessun passo indietro. Basterebbe un’unione dei paesi mediterranei che calibrasse un’Euro più debole rispetto a quello dei paesi nordici, come ha ben espresso Beppe Grillo nell’intervista al Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/05/grillo-la-penale-ai-nostri-eletti-non-e-illegale-poi-spiega-il-consenso-m5s-esploso-tra-le-mani/940176/, citando le sue parole:
“Lei è contro l’euro? Ha appena ribadito che farete un referendum sul tema.
Personalmente sono assolutamente contro, ma a decidere devono essere i cittadini, non un leader politico o un partito.
Se l’Italia uscisse dalla moneta unica, si tornerebbe alla lira?
No, potremmo fare un euro a due velocità. Come 5 Stelle andremo a Bruxelles a contrastare quei trattati firmati da mascalzoni, da incompetenti. Non è possibile firmare una cosa come il fiscal compact che ti impegna per 20 anni. Fanno previsioni assurde, vogliono tagli assurdi: possiamo mai tagliare 50 miliardi all’anno per un ventennio? I fondi imperiali degli Stati Uniti si stanno comprando tutto, e lo sta facendo anche mezza Cina. Noi ci siamo dentro a tutto questo: e non abbiamo sovranità economica.”
Una comunità di popoli non ha bisogno di imposizioni monetarie per esistere. Il concetto d’Europa è distinto da quello di Euro, tanto è vero che molti Paesi membri  non hanno adottato l’Euro. E’ ipocrita pretendere che popoli facciano la fame quando una vera comunità democratica si dovrebbe basare sul rispetto delle differenze nazionali come base di qualsiasi confronto.
Dati, numeri, fatti, realtà. Basta con le luci in fondo al tunnel.
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