Roma «Fantapolitica». Il presidente del Senato, Pietro Grasso, liquida così i rumors che in caso di vittoria del No al referendum lo vedrebbero entrare a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio dopo le dimissioni di Matteo Renzi.

E allora ecco che in questa prospettiva la candidatura di Grasso non appare più come «fantapolitica». Anzi. La sua smentita di oggi, dicono i bene informati, confermerebbe quanto Grasso si senta vicino al quel passo. «Ci sono tre cose in cui non credo: oroscopi, sondaggi e scenari futuri – dice l’ex magistrato – Io mi concentro su quello che devo fare e cerco di farlo al meglio».

Certo è opportuno non affidarsi ai sondaggi che ultimamente hanno clamorosamente sbagliato tutte le previsioni dunque. Semmai Grasso potrebbe fare affidamento alla sua vicinanza con l’attuale inquilino del Quirinale. Grasso nato a Licata si trasferì a 18 mesi a Palermo città natale di Sergio Mattarella.

Qui entrambi si sono trovati sullo stesso fronte: quello della lotta alla mafia. Negli anni ’80 fu affidata proprio a Grasso, allora sostituto procuratore della Repubblica a Palermo, l’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, il fratello del Capo dello Stato. Oltretutto nel caso di un governo di scopo o istituzionale la scelta ricadrebbe quasi automaticamente su quella che è la seconda carica dello Stato.

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