Roma – Il governo trova le risorse per rinnovare il contratto degli statali e onorare una delle «cambiali» sottoscritte all’inizio della campagna referendaria, quella con il pubblico impiego.

Nella legge di Bilancio dovrebbe esserci uno stanziamento da 900 milioni di euro nel triennio 2016-2018. Sono 300 milioni all’anno, ma quest’anno la cifra si sommerebbe a quella già prevista dall’ultima legge di Stabilità. Cosi per gli aumenti dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici ci sarebbero in tutto 600 milioni di euro. I sindacati chiedevano circa due miliardi all’anno, ma senza crederci.

I 600 milioni in un anno sono uno stanziamento importante per una legge di Bilancio che si annuncia difficile. Ma il contratto degli statali ha un’importanza fondamentale per il governo. È la chiave per ottenere il sostegno dei sindacati al referendum del 4 dicembre.

Tra le altre novità che potrebbero arrivare, la famosa «rottamazione delle cartelle esattoriali esistenti». Ieri il viceministro all’Economia Enrico Zanetti ha confermato il piano e se n’è preso la paternità politica: «Sto lavorando insieme ai nostri deputati e senatori» di Scelta civica e Ala, «perché nella legge di bilancio o al massimo in un provvedimento all’inizio dell’anno prossimo venga inserita la rottamazione delle cartelle di Equitalia pendenti. Pagamento integrale dell’imposta in tre anni, via per intero le sanzioni, e gli interessi di mora».

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Prima di ufficializzare la legge di Bilancio, il governo deve aspettare il via libera dell’Ufficio parlamentare di bilancio. L’organismo guidato da Giuseppe Pisauro ha ricevuto venerdì le precisazioni del governo sulla crescita, che giustificherebbero la previsione del Pil all’1% per il 2017.

La differenza viene da investimenti su strade e e ferrovie. Il governo sarebbe intenzionato a confermare l’obiettivo di un punto percentuale di crescita.

Ma sul deficit potrebbe aggiustare la previsione contenuta nella nota di aggiornamento del Def, al 2%, che diventa il 2,4% con le spese previste per terremoto e migranti.

Dalla maggioranza arrivano pressioni affinché il governo si dia maggiori margini di spesa. Magari per fare entrare nella manovra qualche misura proveniente dagli stessi parlamentari, che allo stato, viste le ristrettezze di bilancio, hanno pochissimi spazi ottenere qualcosa.

Tra le misure che rischiano di uscire dalla legge c’è la conferma della decontribuzione per i neoassunti, che ieri è stata criticata dal segretario generale della Cgil Susasnna Camusso: «Questo Paese ha speso circa 18 miliardi per poter permettere al presidente del Consiglio di dire che ha qualche centinaia di migliaia di occupati in più. Se facciamo due conti, una spesa straordinaria con un risultato minimo».

Pronta la replica del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Per me 585.000 posti di lavoro sono un risultato importante».

Fonte: qui

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