Queste immagini sono state girate pochi giorni fa da Francesco Patacchiola per Rieti Life, un sito di informazione locale fra i più seguiti delle zone del terremoto.

Sono entrati nella zona rossa di Amatrice grazie ai vigili del fuoco e hanno filmato quel che resta del centro storico. Immagini impressionanti, perché rendono evidente più di ogni discussione come in sei mesi di proclami e annunci il governo italiano non abbia fatto praticamente nulla.

Molte immagini sono la replica di quelle che girai la mattina del 24 agosto scorso, poco dopo la devastante scossa iniziale. La sola differenza è nella devastazione.

Qualcosa allora restò in piedi. Oggi poco o nulla. Ci hanno pensato le scosse successive a radere al suolo la gran parte di edifici pubblici e privati che avevano resistito quella notte di sei mesi fa.

Altri sono stati buttati giù dalle ruspe dei vigili del fuoco per aprire le principali strade di passaggio.

Amatrice oggi è un cumulo di macerie che sono tutte lì come il primo giorno. In sei mesi nulla. Ed è un nulla assoluto, perché la ricostruzione è stata slogan assai utilizzato, mai praticato.

I miliardi di aiuti annunciati non sono arrivati, salvo pochi spiccioli. Mai come ora nella lunga storia dei terremoti italiani si è vista una presenza così rarefatta dello Stato e un immobilismo come quello plasticamente fotografato dalle immagini girate.

Non è stato fatto nulla, e lo sa bene il commissario alla ricostruzione Vasco Errani pizzicato qualche giorno fa mentre lo ammetteva in una riunione a porte chiuse. Errani dice queste cose come venisse dalla luna.

Ma è lui stesso parte del problema: la sua nomina è avvenuta assai prima che potesse iniziare la fase della ricostruzione, ed è parsa più uno specchietto per le allodole, la soluzione di un problema politico di Matteo Renzi, che un gesto sostanziale.

Non avendo nulla da fare come commissario per la ricostruzione, ha generato equivoci e creato confusione. Oggi Errani sembra presissimo dalle vicende interne del Pd: fa trepidare i suoi fan nell’attesa della scelta di schieramento che annuncerà nella sua sezione di partito.

Incredibile che si ponga questi problemi un personaggio in un ruolo istituzionale così delicato ed emergenziale: Errani evidentemente non è all’altezza dell’incarico assegnatogli.

Oggi gli uffici della ricostruzione non sono aperti. Li dovresti cercare nel territorio delle quattro regioni coinvolte dal sisma, ma non ci sono né le strutture né le persone a cui chiedere cosa fare.

Tutte le macerie sono lì, ed è anche per i pasticci fatti nei vari decreti e ordinanze emanati in questi mesi. All’inizio le prime norme stabilirono che il costo della loro rimozione sarebbe stato compreso in quello della ricostruzione.

In pratica: erano i singoli terremotati che avrebbero dovuto farsene carico, lo Stato avrebbe solo pagato il conto finale.

Non poteva funzionare: le macerie o vengono rimosse tutte, o è impossibile pensare a una ricostruzione in un’area che sembra un campo di guerra.

Quell’onere ora è stato spostato sulle regioni. Si ricomincia da capo, dopo avere buttato via sei mesi. Ma ancora non è avvenuto nulla.

Fonte: qui

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