Nell’indifferenza generale l’8 novembre prossimo saranno dislocati nell’aeroporto militare di Amendola, tra Foggia e Manfredonia, ad un soffio dal Gargano, due dei primi sei F-35 acquistati dall’Italia. Si tratta di velivoli utili esclusivamente per la guerra nucleare e non per la difesa aerea del territorio nazionale. Questi strumenti di morte allestiranno a bordo, controllati dai tecnici dell’US Air Force, le bombe atomiche B61-12 che vantano una potenza media variabile di 50 kiloton (più del triplo della bomba atomica sganciata su Hiroshima) e violano il trattato di non proliferazione, ma soprattutto l’articolo 11 della Costituzione, che “l’ineletto” Renzi vuole manomettere definitivamente. I reati che si profilano per alcune cariche pro tempore dello Stato sono alto tradimento e attentato alla Costituzione repubblicana.

L’intero ciclo operativo italiano dei 90 F-35, costerà all’ignaro contribuente ben 60 miliardi di euro (stima attuale). Non è tutto. Per non farsi mancare niente in quanto a rischio e pericolo al quale si espone l’ignara popolazione italiana, soprattutto del Mezzogiorno e della Daunia, i fantocci telecomandati di Roma si accingono ad approvare la realizzazione a Manfredonia, di un gigantesco deposito di gas di petrolio liquefatto. Si tratta addirittura di un progetto di massima (e non definitivo), risalente al 1997, autorizzato nel 1999 dall’allora ministro dell’industria Bersani (già sul libro paga dei Riva nel 2006 per la modica somma di 98 mila euro), bocciato però nel 2000 dai ministeri dell’ambiente e dei beni culturali, nonché dalla stessa Regione. I nuovi titolari dei dicasteri, Galletti e Franceschini, nel dicembre 2015 hanno già dato il via libera, alla stregua dell’uscente governatore Vendola (delibera di compatibilità ambientale numero 1361 del 5 giugno 2015).

L’intera operazione affaristica targata Energas, ovvero Kuwait Petroleum (al Kuwait l’Italia ha appena venduto 28 caccia Eurofighter), in palese violazione di leggi nazionali, comunitarie, internazionali, sarà calata su una area altamente sismica (zona 2), in una pregiata zona archeologica, tagliando in due parti la città e lo specchio di mare antistante, utilizzando per l’attracco delle navi gasiere, un obsoleto pontile pericolante edificato senza l’osservanza delle norme antisismiche.

Amministratori pubblici, burocrati, politicanti e funzionari statali, regionali e comunali di ogni livello, grazie all’ennesima sinergia criminale hanno addirittura stralciato l’area dal parco nazionale con un apposito decreto e falsificato gli atti. Ovviamente risponderanno di tutti gli abusi, gli illeciti e le illegalità a danno della vita e dell’ambiente, perché questa mostruosa speculazione non dovrà e non potrà mai essere realizzata. Oltretutto, il 4 novembre 2016 è entrato in vigore l’accordo di Parigi (Paris Agreement), per cui l’Italia deve limitare fortemente i gas serra. Di strategico c’è solo la qualità della vita e non i soliti luridi affari sulla pelle del Sud. L’antica Daunia non è una colonia. Su la testa: la partita non è persa. La battaglia per il bene comune è appena iniziata.

Nella foto la bomba nucleare B 61-12

riferimenti:
http://www.aeronautica.difesa.it/organizzazione/REPARTI/divolo/Pagine/32Stormo.aspx
http://www.analisidifesa.it/2016/08/litalia-e-lf-35-confermata-la-sovranita-limitata/
https://fas.org/blogs/security/2014/03/b61-12integration/
http://www.difesaonline.it/mondo-militare/difesa-nato-gli-usa-inviano-20-nuove-bombe-nucleari-germania-italia-dalle-30-alle-50

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