Il terremoto in centro Italia degli scorsi giorni cambierà gli equilibri nazionali anche e soprattutto vis a vis con l’EU: certamente causerà uno sforamento del deficit italiano vedi per il costo degli interventi di emergenza e/o ricostruzione, vedi per le minori tasse incassate. È questo anche se magari l’impegno economico sarà poca cosa, qualche miliardo di costo di ricostruzione nel mare magnum del debito nazionale di triliardi…
Ossia, la tragedia in centro Italia verrà comunque usata dal governo a livello politico, vedremo se con misure che saranno contro gli interessi degli italiani o a loro favore (ben inteso, lo scrivente ritiene che i geni chiamati Monti e Letta non abbiano fatto gli interessi nazionali mentre per Renzi il giudizio è sospeso, dipenderà dai prossimi passi).

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Magari capiteranno entrambe le cose, richiesta di flessibilità all’EU assieme a maggiori tasse, classico cerchiobottismo all’italiana non per il bene del Paese ma solo per sopravvivere al potere qualche mese in più. Ignavia, sempre la solita ignavia di chi governa o almeno così temo. Infatti le tasse NON andrebbero assolutamente alzate, in nessun caso (vedasi oltre).

Detto questo valuteremo le scelte governative, sta di fatto che questa è un’occasione enorme per mettere in chiaro l’inaccettabilità della protervia tedesca in EUropa: quello che dovrebbe fare il governo sarebbe di chiedere flessibilità sia per gli interventi di ricostruzione che per la messa in sicurezza dell’intero centro Italia con sgravi per gli interventi – che dovrebbero comprendere anche la ristrutturazione dove non ci sono stati danni, a scelta del proprietario – in aggregato del 95% in dieci anni. Certo, un siffatta misura implicherebbe uno sforamento anche di una cinquantina di miliardi nel deficit nazionale in 3 o 4 anni e questo sarebbe – assieme allo stimolo per la crescita italica associato all’intervento – difficile se non impossibile da digerire per Berlino e Parigi (che hanno in mente non il nostro bene ma il loro, le misure suicide imposte alla Grecia insegnano, ndr). Ossia con tale mossa verrebbe esposta la vera natura del progetto europeo del III millennio, austerità imposta ai periferici per depredarli a vantaggio tedesco, rendendo finalmente tale diabolico schema inaccettabile anche per le masse (Immaginatevi un messaggio mediatico del tipo, “la Germania non vuole aiutarci in questa immane tragedia ed anz i ne vuole approfittare per darci il colpo di grazia negandoci vitale flessibilità…”)


La verità è che la situazione italiana è tragica, se non usciremo rapidamente dall’euro sarà la fine del nostro benessere e probabilmente anche dell’unità nazionale come l’abbiamo conosciuta dal 1860, il rischio è una divisione con un sud piattaforma nel mediterraneo per fini quasi esclusivamente militari ed un nord aggregato al centro Europa per evitare che torni ad essere un competitore di Berlino e Parigi (oggi di nuovo unite negli interessi, come ai tempi di Vichy).

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Ma per spiegare a dovere la situazione abbiamo bisogno di numeri: qui ci viene in aiuto uno splendido editoriale di teleborsa.it di ieri dove si ragionava su deficit, debito pubblico, saldo primario e crescita per far capire che a seguire la strada che ci indica l’EU si finisce per fare fallimento, proprio quello che vuole Berlino quando ci impone la sua nefasta austerità.
Riporto direttamente alcuni passi dell’editoriale citato, che consiglio di leggere per la chiarezza e la sintesi*.

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“… Nel Def per il 2016, varato ad aprile scorso, le spese per gli interessi sul debito pubblico previste nel conto economico delle Pubbliche Amministrazioni ammontano al -4% del PIL, mentre il deficit è pari al -2,3% del PIL. Il saldo primario, che rappresenta la differenza tra le entrate e le spese pubbliche depurate dall’onere per gli interessi sul debito, è pari al +1,7% del PIL.
Ciò significa che:
1) una quota delle entrate pagate come tasse, pari all’1,7% del PIL, serve a pagare una somma corrispondente di interessi sul debito (pari all’1,7% del PIL);
2) il deficit, che è pari al 2,3% del PIL, serve a pagare il resto degli interessi. Infatti, visto che il costo totale degli interessi sul debito pubblico è pari al 4% del PIL, e che la quota di interessi pagata con le tasse corrisponde all’1,7% del PIL, bisogna che lo Stato si indebiti per la differenza, per una ulteriore somma pari al 2,3% del PIL, per pagare la residua quota di interessi.
Si stupisce del rallentamento dell’economia italiana solo chi ha gli occhi ben foderati di prosciutto: il bilancio pubblico è recessivo, e non espansivo come si cerca di far credere. Il deficit di bilancio, la somma pari alla eccedenza delle spese rispetto alle entrate, non va a finanziare maggiori investimenti pubblici che creano nuova occupazione, ma unicamente a pagare una gran parte degli oneri per gli interessi sul debito pubblico accumulato.
In pratica, facciamo nuovo debito pubblico per pagare la maggior parte degli interessi che gravano sul debito contratto in precedenza. …“.

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Solo un piccolo appunto alla splendida spiegazione di teleborsa.it: l’Italia fino al 2008 aveva fatto scendere il debito fino al 103%. Oggi siamo al 134% ma a parità di metodo col 2008 (ossia non computando l’economia sommersa nel PIL) siamo ben oltre il 140%.

Anche con la mia piccola postilla le conclusioni non cambiano, se restiamo nel giogo dell’euro siamo morti, solo questione di tempo, pochi anni.

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Ossia, per volere interessato dell’EU finiremo ad autoimporci tasse assurde e una serie di patrimoniali utili solo per drenare risparmio ai cittadini, ossia per continuare a pagare con le nostre tasse assurdamente elevate interessi su un debito denominato in una valuta molto più sopravvalutata di quello che sarebbe la lira. Leggasi anche, stiamo pagando con le nostre tasse le pensioni di coloro che detengono il nostro debito, guarda caso gli stessi che ci impongono austerità inutile ed danzi dannosa e che vedono come fumo negli occhi una nostra uscita dall’euro in quanto di lire svalutate pagate come interessi non saprebbero cosa farsene.
Come ci ha ben ricordato lo stimato Tamburini sul Corriere**, nei 20 anni compresi tra il 1993 ed il 2013 l’Italia ha pagato ben 1650 miliardi di interessi, a fronte di un debito che fino alla caduta del governo Berlusconi (con un ormai chiaro golpe di matrice EU franco-tedesca) era di 1898 miliardi di euro….

Se fossi in voi, in assenza di un cambio di registro, scapperei a gambe levate: in situazioni come queste la storia dice che – di norma – si finisce con la fame e/o il sangue per le strade…..

Mitt Dolcino – Scenarieconomici

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