In principio fu la Brexit. Poi venne lo tsunami Trump. E ora il referendum costituzionale di dicembre diventa un appuntamento decisivo secondo gli osservatori internazionali.

Un test decisivo per la tenuta di questa Unione Europea, secondo analisti di mercato e banchieri intervistati da Cbnc che, in caso di vittoria del “no” potrebbe comportare conseguenze importantissime per l’Europa che starebbero già inquietando gli operatori della finanza internazionale.

La rete Cbnc ha raccolto il parere di analisti di mercato e banchieri che operano sullo scenario europeo e, in particolare, su quello italiano. Inducendo la stampa inglese a profetizzare che “la sconfitta di Renzi finirebbe per aprire un nuovo fronte di agitazioni sociali nei paesi che già stanno faticando, colpiti dall’austerity e dalle politiche comunitarie sull’immigrazione”.

Per Ana Thaker, economista di Phillip Capital, broker finanziario internazionale con base a Singapore e ramificazioni in tutto il mondo, lo scenario è drammatico. “Il referendum italiano avrà lo stesso identico valore politico che ha avuto la Brexit. L’addio all’Ue sancito dall’elettorato inglese ha rappresentato la prima crepa nel sistema dell’Unione Europea. Se pure gli italiani voteranno il loro “leave”, avremmo la prova provata che quest’Unione traballa e ciò potrebbe innescare un crollo verticale dei mercati, in cui i titoli europei soffriranno più di tutti”.

Questa ricostruzione, però, non convince per nulla l’ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina che biasima l’allarmismo: “Il referendum non c’entra niente con la Brexit. Non si tratta di scegliere se restare o abbandonare l’eurozona. Si tratta di modificare una legge costituzionale. Questo genere di approccio è un’esagerazione degli osservatori stranieri sugli scenari del voto italiano”.

Anche gli analisti di mercato di Jp Morgan fanno il tifo per il “Sì”. La global market strategist Maria Paola Toschi, come riporta il Daily Express, ha dichiarato a Cbcn: “Una vittoria del sì rinforzerebbe l’attuale coalizione di governo nel suo ambizioso programma di riforme. Dovesse vincere il no, invece, si aprirebbe un periodo di instabilità politica su Renzi che ha puntato tutto proprio sulle riforme”.

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