Ancora una volta l’Unione Europea utilizza l’economia come minaccia per i Paesi membri: se in Italia vincerà il no al referendum, tornerà l’incubo-spread

A poco meno di un mese dal referendum costituzionale, si fa sempre più accesa la battaglia fra i sostenitori del e quelli del no; a gamba tesa sulla questione – ma sarebbe il caso di parlare di vera e propria ingerenza – è entrata anche l’Unione Europea che si è schierata a favore del sì, non esprimendosi sul contenuto del referendum bensì con una minaccia di natura economica: se dovesse vincere il no, lo spread tornerà a salire e per l’Italia saranno guai.

Un monito surreale che toglie ulteriore credibilità a un’istituzione a cui di autorevolezza ne è rimasta ben poca, impegnata com’è a fare le pulci ai conti di alcuni Paesi rimanendo fin troppo morbida con altri (Germania e Francia in particolare, che hanno potuto far lievitare il debito pubblico senza neppure un rimprovero da Bruxelles) e assente su fronti ben più importanti, uno su tutti i fenomeni migratori e le stragi di esseri umani nel Mediterraneo.

Un atteggiamento intimidatorio che sposta l’attenzione da domenica 4 dicembre, giorno del referendum, a lunedì 5, quando si avrà la reazione delle borse all’esito della votazione; nemmeno una parola è stata spesa sul contenuto del referendum da parte dell’Unione Europea, che ha limitato il suo intervento ad un semplice ricatto sul risultato finale del voto, con un modo di fare scorretto e per certi versi subdolo. Anche perché il senso della posizione dell’Ue è grosso modo questo: se vince il sì, potrete contare sul nostro appoggio – per continuare ad annaspare nel grande mare dei mercati finanziari – se dovesse vincere il no, quel mare finirà per sommergere il Paese.

In sostanza l’Unione Europea vuole esercitare il suo controllo sulla sfera politica dei Paesi membri e lo fa non attraverso pareri di esperti e analisi nel merito delle questioni, ma conricatti e minacce di tipo economico per far prevalere ciò che maggiormente conviene a Bruxelles, un’istituzione dura con i deboli e debole con i forti.

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