NEW YORK – L’editorialista Richard Barley, del Wall Street Journal, commenta la volatilita’ che ha colpito l’euro e i rendimenti delle obbligazioni sovrane dell’eurozona a causa dell’incertezza politica che cova sul Vecchio continente, e la sua analisi non promette nulla di buono, per il futuro dell’euro.

“Negli ultimi anni – scrive Barley – le previsioni di un collasso dell’eurozona si sono succedute numerose quanto fallaci al momento, ma il problema, per gli investitori, e’ che nessuna di queste previsioni puo’ essere ignorata a cuor leggero: l’Eurozona – scrive – e’ un groviglio di rischi acuti e cronici”.

“A monopolizzare le preoccupazioni dei mercati – prosegue Barley –  da alcune settimane e’ l’approssimarsi delle elezioni politiche francesi, e il rischio che a prevalere sia il partito euroscettico Front national, guidato da Marine Le Pen: quest’ultima ha dichiarato che in caso di vittoria, predisporra’ l’uscita della Francia dall’euro e persino dall’Unione Europea. Lo spread dei titoli decennali francesi rispetto ai tedeschi e’ aumentato, e il divario si e’ fatto tanto maggiore perche’ i rendimenti sui titoli tedeschi sono contestualmente calati: una combinazione assai sfavorevole per i timonieri della politica monetaria europea, primo tra tutti il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, impegnato in sforzi sovrumani per dare compattezza al mercato obbligazionario europeo dopo la crisi del debito sovrano in alcune nazioni dell’Eurozona, come Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia”.

“Ma il punto è che se anche Marine Le Pen non riuscisse ad accedere all’Eliseo, le incertezze non svanirebbero. L’eurozona resta un progetto realizzato a metà, e bisognoso di una qualche forma di importante ripensamento”.

“Sinora – precisa Barley sulla prima pagina del Wall Street Jounal di oggi – i rimedi ai problemi europei sono sempre stati emergenziali e raffazzonati, mai tesi all’elaborazione di soluzioni sistemiche. Gli investitori dovrebbero preoccuparsi della Germania quanto della Francia: Berlino dovrebbe tollerare maggiore inflazione e un aumento della domanda domestica, ma sinora ha retto lo stendardo del rigore fiscale, il che ha provocato danni”.

“Affinche’ l’Eurozona possa davvero prosperare, la Germania dovra’ fare la sua parte quanto i paesi meridionali ma pare non disporre della volonta’ politica necessaria, anzi va nella direzione opposta. L’ironia – sottolinea l’editorialista – e’ che l’economia europea sembra aver finalmente ripreso un qualche vigore, almeno in alcune nazioni dell’euro. Ma i problemi strutturali irrisolti dell’euro pesano sui mercati del Vecchio continente, e ad oggi – conclude Barley – l’Ue pare destinata ad arrancare ancora lungo un percorso irto di ostacoli. Sino a quando non si fronteggera’ questo nodo cruciale, che si chiama valuta unica europea, ci saranno sempre rischi politici come le elezioni francesi a pesare continuamente sulla serenita’ degli investitori. Si continuerà a passare da una minaccia di crollo all’altra, finchè alla fine accadrà”.

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