Non possiamo restare indifferenti al fenomeno dei migranti bambini e adolescenti che una volta approdati in Italia scompaiono nel nulla. I dati del Ministero dell’Interno, – che considerato chi lo amministra possono anche essere messi in discussione – ci dicono che su circa 6 mila minori registrati in Italia al 31 marzo 2013, 2.000 bambini risultano già irreperibili. Quindi 1 su 3.

Un terzo dei minori scompare nel nulla entro le prime settimane dall’arrivo. Anche i dati di Save The Children ci confermano che ogni anno arrivano via mare in Italia almeno 2000 minori non accompagnati, cifra cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni e destinata a crescere ancora. Questo dato ci conferma che sono proprio i bambini non accompagnati, caricati di proposito sui barconi della morte, che diventano poi vittime del racket e del traffico di esseri umani.

L’età media dei bambini e adolescenti ‘spediti’ in Italia da questo sistema criminale, e di cui immediatamente si fanno perdere le loro tracce, si è abbassata fino a toccare i 12 anni. Il fenomeno del racket e del traffico di esseri umani non è più un pericolo, è un dato di fatto, una certezza. I minori soli, non accompagnati, vengono facilmente attratti, strumentalizzati, manipolati e plagiati da bande di trafficanti di ogni genere. Ci sono casi in cui il sequestro è finalizzato alla richiesta di riscatto alle famiglie d’origine, in altri casi invece, ed è il sospetto più grande, si profila lo sfruttamento sessuale, lo sfruttamento lavorativo, le ‘adozioni forzate’ e purtroppo, anche il traffico d’organi.

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Serve una rottamazione di tutto ciò che esiste, a cominciare dal Ministro dell’Interno, e una rivisitazione delle leggi, ma soprattutto una ristrutturazione di tutto ciò che riguarda l’immigrazione con particolare attenzione ai minori. Bisogna cominciare con l’istituire un sistema di accoglienza nei Paesi di partenza. Questo punto è inderogabile.

I cosiddetti Cie, centri di Identificazione ed espulsione nel nostro Paese oltre ad essere un vivaio di burocrazia e sfruttamento dal punto di vista del business della solidarietà, sono un vero fallimento ed hanno un costo esorbitante. Occorre quindi creare un sistema di strutture di accoglienza, di identificazione e di controllo sanitario direttamente in Libia, paese principe per le partenze e in altri Paesi del Magreb. Bisogna evitare che i veri disperati, quelli che effettivamente fuggono dalle guerre e dalle carestie, finiscano nella catena criminale di sfruttamento, del racket e tratta delle persone.

Alla luce dell’esperienza fin qui maturata, l’unico modo per uscirne in maniera ottimale e soprattutto da Paese civile, è creare Centri di Accoglienza Profughi (CAP) nei luoghi di partenza. Luoghi che rispondano alle reali esigenze in termini di posti e standard qualitativi, garantiti da un fondo europeo per l’accoglienza dei profughi e dei minori dove i migranti che fuggono dalle guerre e dalle carestie vengono attratti perché si offre loro la possibilità di venire in Italia, in Europa, in Occidente senza nessun costo economico, ma solo a determinate condizioni: a) che siano effettivamente profughi; b) che fuggano effettivamente dalle carestie; c) che siano effettivamente non portatori di malattie; d) che siano in grado di mantenersi con un lavoro. Con 300 mila euro al giorno che buttiamo nel Cimiterraneo non Mare Nostrum, possiamo realizzare questo progetto per l’immigrazione controllata dove i benefici sono per ambedue le parti in causa, ma soprattutto per chi ha più bisogno.

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