LONDRA – Tutti i “profeti di sventura” del Brexit sono stati sonoramente smentiti dai dati reali. In evidenza sul Financial Times di questa mattina gli ultimi dati sulla crescita economica del Regno Unito e la decisione di Nissan di costruire nuovi modelli in Gran Bretagna con forti investimenti industriali ed occupazionali per realizzarli.

Nel terzo trimestre, il primo dopo il voto referendario per l’uscita dall’Unione Europea, stando all’Office for National Statistics, l’istituto nazionale di statistica, l’economia britannica e’ cresciuta dello 0,5 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

E l’aspetto più interessante è che il Tesoro britannico aveva previsto una contrazione dello 0,1 per cento; negative anche le previsioni di altre istituzioni, dalla Banca d’Inghilterra al Fondo monetario internazionale. Evidentemente le loro “previsioni negative” si sono basate non sulla realtà ma sull’opinione politica errata per la quale uscire dalla Ue danneggia inesorabilmente chi lo fa, quando invece è vero il contrario.

I dati dell’Ons son stati accolti con soddisfazione dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, per il quale i fondamentali sono buoni e il sistema e’ ben piazzato per affrontare le sfide e le opportunita’ che deriveranno dal nuovo rapporto con l’Ue.

Esultano, oltre ai sostenitori politici del Brexit, che detto per inciso sono la maggioranza dei cittadini britannici, i prestigiosi istituti, come l’Institute for Economic Affairs, che si aspettano vantaggi economici dall’uscita dall’Ue. E avevano ragione a sostenerlo.

Ma alcuni economisti filo-Ue, certo non potendo smentire i dati reali, comunque invitano alla cautela, cosi’ come l’editoriale non firmato del Financial Times, attribuibile alla direzione, la quale – è bene ricordarlo – si era schierata apertamente contro il Brexit: “Sarebbe prematuro concludere che l’economia navighera’ felicemente attraverso il Brexit” si legge, ma nulla di più, anche perchè i dati economici parlano chiaro.

La giornata di ieri ha riservato – infatti – l’annuncio da parte della casa automobilistica giapponese Nissan, la seconda del mercato nazionale dopo Jaguar Land Rover, della produzione di due nuovi modelli, i Suv Qashqai e X-Trail, nello stabilimento di Sunderlund, a partire dal 2019-20: una dichiarazione di fiducia nei benefici del voto referendario.

Si tratta della prima importante scelta di investimento di una compagnia straniera dopo il referendum del 23 giugno, che potrebbe essere indicativa dell’approccio di altre multinazionali, pronte a forti investimenti industriali nel Regno Unito finalmente libero dagli astrusi “regolamenti” imposti dall’euroburocrazia di Bruxelles.

La fabbrica inglese della Nissan opera dal 1986, produce 500 mila vetture all’anno e impiega settemila persone. L’azienda ha dichiarato di aver preso la decisione in seguito all’impegno del governo a garantire che le condizioni operative saranno “competitive”.

Downing Street ha negato di aver offerto un accordo favorevole, sotto forma di garanzie specifiche su infrastrutture, visti o tariffe. Un portavoce ha precisato che l’unica rassicurazione e’ stata quella di “ottenere il miglior accordo possibile per la Gran Bretagna nell’uscire dall’Ue”. Ed evidentemente a Tokyo sono convinti che accadrà. Intanto, il Brexit è un successo.

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