Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Eurispes, secondo cui nel 2012 il 19,4% degli italiani viene indicato come a rischio povertà, contro il 16,9% dell’Europa nel suo complesso.

(AdnKronos) – Un italiano su 5 vive a rischio povertà. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Eurispes, secondo cui nel 2012 il 19,4% degli italiani viene indicato come a rischio povertà, contro il 16,9% dell’Europa nel suo complesso.

Il 14,5% si trova in uno stato di severa deprivazione materiale, contro il 9,9% dell’Europa, in aumento di 3,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il rischio di esclusione sociale sale così al 29,9% cioè il 5,1% in più rispetto al dato europeo (24,8%).

In un contesto in cui, si legge nel rapporto, “pur rimanendo invariato il rischio di povertà aumenta l’incapacità di assolvere ai bisogni necessari per condurre una vita dignitosa e restano costanti le scarse opportunità lavorative, l’Italia risulta ancora ‘annaspare’, con poche possibilità al momento di agganciare la ripresa”.

L’Italia sta toccando, negli ultimi anni, “minimi storici per ciò che concerne l’offerta di lavoro, a fronte di una domanda sempre più affamata e consistente, numerosa e disperata”, afferma l’Eurispes. A rendere ancora più “drammatica” la situazione sono “le iniquità che emergono non appena si cominci ad ampliare il proprio orizzonte guardando ad esempio ai fratelli europei, ai cugini americani e ai loro trattamenti salariali”.

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In Italia la distribuzione della ricchezza, inoltre, “è molto, troppo, concentrata nelle mani di pochi” e crea quindi “terreno fertile all’inasprimento della disuguaglianza, dell’ingiustizia, della netta distinzione tra le classi sociali”. Il sistema attuale, secondo l’Eurispes, “premia chi per nascita appartiene ai ceti abbienti e incoraggia all’espatrio chi possiede capacità e volontà ma non potere economico”.

Non è possibile verificare una distribuzione equa della ricchezza all’interno delle varie categorie di lavoratori, perché sempre più spesso accade di trovarsi di fronte a differenza salariali che poco attengono alle professionalità messe in campo e molto godono di un cattivo retaggio che tende a privilegiare esigue categorie di lavoratori (politici, manager, dirigenti) creando una disuguaglianza che dal piano retributivo finisce per condizionare in maniera incisiva l’intera vita dei lavoratori.

Utilizzando il coefficiente Gini, per il calcolo della disuguaglianza nella distribuzione del reddito l’Italia si colloca al nono posto tra i paesi europei (con il 31,9%), con situazioni peggiori solo in Spagna (35%), Portogallo (34,5%), Grecia (34,3%), Bulgaria (33,6%), Romania (33,2%), Regno Unito (32,8%), Estonia (32,5%), Lituania (32%). Tra i più virtuosi si classificano invece i paesi del nord Europa.

liberoquotidiano.it

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