Non ci sono più le stagioni di una volta ma neppure i giornali di una volta. Solo pochi giorni fa il Financial Times, il più importante quotidiano economico europeo, aveva spacciato per verità l’uscita certa dell’Italia dall’Euro in caso di vittoria del «No».

Ieri lo stesso giornale ha aggiunto che se non vincerà il «Sì» in Italia potrebbero fallire fino a otto banche. Più che una autorevole tribuna, il Financial sembra una tribuna elettorale. Non è l’unico, ovviamente: l’Economist s’è schierato per il «No», con la differenza che l’Economist ha espresso un parere, il Ft maschera il tifo con un presunto scoop.

Una parte del giornalismo finanziario evidentemente, oltre a non avere idee sue, è ormai in balìa delle lobby politiche ed economiche che in queste ore stanno lavorando a pieno regime per orientare il voto dei tanti italiani ancora indecisi.

Come ha ben spiegato ieri Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, citando i casi Brexit e Trump, non c’è alcuna prova né certezza che sul medio periodo un risultato elettorale non gradito al sistema debba per forza generare chissà quali cataclismi e che i fatti dimostrano semmai l’opposto.

Non esistendo elementi scientificamente validi, e non credendo all’esistenza di indovini, propendiamo a credere che chi ha ispirato l’articolo sulle banche italiane a rischio fallimento non può che essere un cialtrone al servizio della banda del «Sì».

Una banda, quella di Renzi, di irresponsabili ormai disposta a tutto, persino a mandare nel panico piccoli risparmiatori che certamente sul breve – è successo anche ieri – hanno visto il loro gruzzolo rimpicciolire grazie al falso scoop del Financial.

Del resto non siamo nuovi a questa tecnica, è stata usata con successo per fare cadere nel 2011 il governo Berlusconi. Allora lo spauracchio inventato dalle centrali politico-finanziarie ostili fu lo spread, oggi gli stessi attori lanciano la bufala delle banche in fallimento.

Terroristi mediatici, questo sono, travestiti da esperti, che vogliono spaventare e orientare l’opinione pubblica italiana. Con la benedizione di Renzi, che se non è il mandante con il suo silenzio è certamente complice.

Abbiamo un premier che volutamente danneggia il suo Paese per salvare la poltrona, ci sono poteri che si muovono per impedire un voto libero da condizionamenti e qualcuno ha ancora il dubbio su da che parte stare? Io «no».

Fonte: Qui

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