Sempre più indebitati, sempre più nei guai. Lo stato di salute del Belpaese è sempre più malandato. A luglio il debito pubblico si è attestato a 2.252,22 miliardi di euro segnando così l’ennesimo aumento. Questa volta il balzo in avanti è stato di ben 3,4 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Si tratta del nuovo record storico che batte il dato di giugno di 2.248,831 miliardi.

Nel supplemento al bollettino statistico Finanza pubblica, fabbisogno e debito, la Banca d’Italia riporta che soltanto un anno fa il debito era pari a 2.200,553 miliardi di euro, mentre nei primi sette mesi del 2016 il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di ben 80,5 miliardi di euro. Una cifra monstre che il premier Matteo Renzi non può nascondere sotto il tappeto perché più aumenta il debito più aumentano gli interessi da pagare. Si tratta di un circolo vizioso in cui i contribuenti rischiano di trovarsi pericolosamente invischiati. Anche perché, aldilà dei proclami quotidiani, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non sembra preoccuparsene.

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“L’incremento registrato a luglio è inferiore a quello delle disponibilità liquide del Tesoro (8,5 miliardi, a 101,0 miliardi) – spiega l’istituto di via Nazionale – e riflette l’avanzo di cassa (5,4 miliardi)”. L’effetto complessivo degli scarti e dei premi di emissione, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio dell’euro hanno aumentato il debito per 0,2 miliardi.

Con riferimento ai sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 3,5 miliardi, quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno (19,4 miliardi) e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (65,3 miliardi). Complessivamente gli effetti dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio dell’euro hanno ridotto il debito per 4,1 miliardi.

Fonte: Qui

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