I tempi stringono attorno al futuro di Popolare Vicenza e Venetobanca, i due istituti di credito che necessitano di circa 1,2 miliardi di euro di risorse per evitare il bail in.

Il ministro delle finanze Padoan continua ad ostentare ottimismo, ma se non si dovessero trovare i fondi per la ricapitalizzazione, lo spettro del bail in diverrebbe realtà.

Questo avrebbe un impatto tremendo sull’economia del nord est, da sempre uno dei territori che trainano l’economia nazionale, in quanto la procedura di bail in prevede il rientro forzoso degli impieghi a tutela dei correntisti. Tradotto in parole più semplici: i piccoli e medi imprenditori che pagano regolarmente i loro mutui e finanziamenti, sarebbero costretti a rientrare immediatamente dalle loro esposizioni al fine di coprire i correntisti.

In un momento in cui le aziende sono a corto di liquidità e massacrate di tasse dal governo nazionale, potete immaginarvi quante di queste sarebbero costrette a chiudere. Anche perché non stiamo parlando di qualche migliaio di euro, ma di prestiti “sani” per circa 30 miliardi di euro!

Si tratterebbe della distruzione del tessuto imprenditoriale del nord est. Sia chiaro: gli amministratori delle due banche in crisi hanno le loro responsabilità, ma come più volte spiegato da queste colonne, il responsabile numero uno del disastro bancario italiano ha un nome ed un cognome: Mario Monti e le sue folli politiche economiche.

E’ oltretutto opportuno ricordare che quanto viene richiesto di fare oggi in Italia, ovvero il bail in se non si trovassero le risorse necessarie al salvataggio, non è stato fatto con le banche tedesche e francesi. Si dirà che all’epoca non c’erano tali normative: vero, peccato che esse siano state partorite proprio da chi prima ha sistemato il proprio sistema bancario con aiuti di stato e poi ha deciso di proibirlo alle altre nazioni.

Dobbiamo augurarci che i soldi per la ricapitalizzazione delle due banche si trovino (in queste ore si parla di un intervento di Intesa San Paolo, ma è molto probabilmente una bufala, nel senso che non avverrà), perché se il bail in dovesse partire, la maggior parte delle aziende venete si troverebbe in difficoltà e di questo potrebbero approfittarne i soliti tedeschi che rileverebbero a buon mercato aziende concorrenti o con le quali hanno già rapporti di collaborazione.

Fantascienza? No: si tratterebbe di un copione ampiamente conosciuto e collaudato, di cui Schauble, il ministro delle finanze tedesco, è esperto da tempo.

Un paio di esempi: ai tempi dell’unificazione delle due germanie, un’azienda dell’ex DDR era produttrice di frigoriferi senza CFC (all’epoca una delle poche al mondo) e, nonostante un’offerta molto maggiore presentata da Samsung, venne svenduta ad un’azienda della repubblica federale; analoga sorte toccò all’aeroporto di Berlino e ad altre aziende tecnicamente sane e in grado di competere sui mercati internazionali. In tempi più recenti, i tedeschi hanno acquisito per un pezzo di pane gli aeroporti greci.

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Questo è il motivo per cui la sorte delle banche venete è strategico per il futuro dell’Italia, al di là della tutela dei correntisti. Ma la realtà è davvero quella di un prossimo fallimento, se non già avvenuto? Perchè lo scriviamo? Perchè è successo un fatto incredibile, tre giorni fa, passato sotto silenzio: Veneto Banca non paga le obbligazioni in scadenza perchè non ha più fondi per farlo. Così, il governo Gentiloni ha emanato un decreto legge che le “congela” per sei mesi!

“Veneto banca e’ fallita? Nonostante il governo Gentiloni non l’abbia ancora conclamato, per paura delle ovvie ripercussioni politiche che il fallimento di una banca con centinaia di migliaia di clienti possa avere sull’esecutivo, l’istituto veneto non e’ piu’ in grado di far fronte alle proprie obbligazioni nei confronti dei clienti”. Lo si legge in una nota del presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, che prosegue: “Giusto pochi giorni fa, il Fondo Monetario e l’OCSE avevano ricordato all’Italia il gravissimo stato in cui versa il sistema bancario italiano, nel tentativo di convincere il Tesoro a prendere immediate contromisure. Con una situazione ormai sfuggita a qualsiasi controllo ma con il ministro Padoan che persevera nel dire che ‘il sistema e’ solido’, il Tesoro venerdi’ scorso ha deciso di emanare un decreto legge (n. 89/2017) che sospende dalla sera alla mattina il rimborso delle obbligazioni ai loro possessori. Una cosa mai vista e, fra l’altro, illegittima, dal momento che lo Stato non puo’ con una operazione di puro arbitrio istituzionale, interferire nei rapporti privati tra clienti e istituto”.

Questa è la realtà amara. E non è finita: c’è il bubbone Mps pronto a splodere: “Nel frattempo, sembra essere già andato in fumo il piano di risanamento di MPS, dal momento che i fondi d’investimento che dovevano partecipare al salvataggio stanno già abbandonando la nave. Senza di loro la maxi ricapitalizzazione statale da 8 miliardi di euro sarà bruciata in pochi mesi, come le precedenti. Una montagna di denaro pubblico che potrebbe andare in fumo per via di un governo incapace di trovare soluzioni che funzionano”. E’ sempre Bunetta ad affermarlo.

Se a questo aggiungiamo che anche CARIGE è in bilico, con l’ultimatum della BCE per una ricapitalizzazione di enorme portata (800 milioni di euro) e cessione dei crediti marci per 2,4 miliardi di euro (con perdite colossali per la Banca) è facile comprendere come l’intero sistema produttivo e non solo bancario, sia sotto attacco.

Lo ripetiamo: una parte del dissesto è sicuramente dovuta a mala gestione da parte dei manager, ma una larga parte deriva dalle scelte di politica economica degli ultimi tre governi che hanno imposto le interessate misure di austerità “consigliate” dalla Germania. Un paese che prima sistema i propri interessi e poi fa la morale agli altri. A proposito, quanti di voi hanno sentito parlare nei notiziari di uno scandalo made in Germany da 32 miliardi di euro? E noi dovremmo prendere lezioni da questi?

Luca Campolongo – Il Nord

 

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