L’Is è diventata una vera e propria multinazionale. Di che si occupa? Petrolio, reperti archeologici, commercio, ma anche tasse e pizzo. Ecco di cosa si compone e a quanto ammonta il tesoro dello Stato Islamico.

Obama ha deciso che l’unico modo per combattere l’IS è bombardare il loro territorio, una porzione di terra che si estende tra Iraq e Siria e sulla quale vivono 8 milioni di persone. Una distesa immensa controllata da un esercito di 30mila persone reclutate in tutto il mondo. Ma forse, analizzando bene la situazione, bombe, armi e soldati non serviranno a risolvere la situazione.

In confronto allo Stato Islamico, Al Qaeda sembra un’associazione studentesca. La sua vera forza infatti non risiede nelle milizie, nelle armi, negli attentati terroristici o nelle barbare uccisioni perpetrate nel corso delle ultime settimane. L’IS non è infatti solo un gruppo di integralisti che mira a combattere l’occidente, è una vera e propria azienda che fattura 2-3 milioni di dollari al giorno.

Le loro fonti di reddito sono innumerevoli:
- petrolio,
- reperti archeologici,
- tasse imposte ai cittadini delle aree poste sotto il controllo dell’IS,
- rapimenti,
- estorsioni,
- donazioni.

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Secondo fonti dell’intelligence il gruppo disporrebbe di oltre 2 miliardi di dollari di liquidità.

Il Petrolio dell’IS
La prima fonte di guadagno dell’IS è senza dubbio il greggio. Il gruppo controlla i pozzi siriani della provinciadi Deir Al Zor, che da soli pompano tra i 30mila e i 70mila barili al giorno. A questi si aggiungono i giacimenti del Nord (40mila barili al giorno).

Attraverso alcune raffinerie artigianali situate nei territori posti sotto il loro controllo, i Jihadisti vendono poi il carburante in Siria, in Turchia, in Iraq e in Kurdistan. Perché i finanziatori comprano da loro e non sul mercato ufficiale? Perché un barile comprato dall’IS costa tra i 10 e i 22 dollari a fronte dei 100 del valore di mercato reale.

Tasse
Il commercio del petrolio fa guadagnare ai miliziani 2-3 milioni al giorno. A questi si aggiungono poi i soldi derivanti dalle tasse imposte sui territori occupati.

L’IS funziona come un vero e proprio governo. In cambio di servizi di base, infrastrutture e sicurezza chiede ai cittadini delle tasse. Un esempio? Per circolare nelle terre controllate i camion pagano una tassa di 400 dollari, i pick-up devono versarne 100, le auto 50. E ancora: a Raqqa i commercianti versano un contributo per la raccolta dei rifiuti. In alcune zone i jihadisti si occuperebbero addirittura della distribuzione dell’elettricità.

A questo si aggiunge quello che in Italia verrebbe chiamato “pizzo”. Imprese, negozi, attività di commercio ecc. sono soggette a continue estorsioni e vessazioni.

Il fatturato di tutto ciò? Secondo l’ex capo della polizia di Ninive, Mahadi Gharawi, 8 milioni di dollari al mese.

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