I membri dell’esecutivo rimangono stoicamente sicuri di sé nonostante plateali scivoloni che metterebbero in imbarazzo qualunque altro politico.

Durante un seminario NATO alla Camera, dedicato alla lotta al terrorismo, il capo della Farnesina aveva appena affermato che sono avvenute vittorie militari decisive. Una risposta militare è in corso a Mosul e a Sirte, potrebbe avvicinarsi una risposta militare a Raqqa, dove un successo è assolutamente decisivo e sarebbe un risultato straordinario.

Ma ecco che si apprende dall’Agenzia stampa Ansa di un tragico eccidio verificatosi proprio nelle periferie di Mosul, dove “232 civili, in gran parte ex membri della polizia o delle forze di sicurezza di Baghdad, sono stati trucidati negli ultimi tre giorni. Il teatro dell’orrenda strage è il villaggio di Hammam al-Alil, sobborgo 9 chilometri a sudest di Mosul”.

A riferirlo non è un qualche perfido nemico dell’Occidente, ma il presidente della commissione diritti umani del Parlamento iracheno, Abdulrahim Shamari, citato dai media curdi.

“Gli uccisi erano stati rastrellati e portati nel villaggio del massacro. Si teme per la sorte di centinaia di familiari,” conclude l’Agenzia.

© AP Photo/ Uncredited

Sono questi gli eventi che il Ministro degli Esteri italiano vuole spacciare come vittorie ai suoi cittadini? Come è possibile che una persona della sua posizione non sappia che Mosul è ancora fuori controllo? Sono fatti degli ultimi tre giorni e si sta parlando di centinaia di civili… Invece di preoccuparsi di lanciare proclami su Assad, sarebbe più opportuno che il Ministro si sforzasse di capire cosa accade nei luoghi in cui il nostro Paese vorrebbe darsi un ruolo internazionale.La seconda figuraccia è stata fatta sul fronte della Legge di Stabilità. Durante una puntata della trasmissione “Porta a Porta”, il presidente Renzi annuncia 6 miliardi di interventi sulle pensioni. In particolare il premier assicura una mano in più rispetto alla pensione minima. C’è una misura del governo Prodi ricorda che era una sorta di quattordicesima per chi prende meno di 750 euro. Non è di 80 euro, ma di circa 50 euro al mese. Noi pensiamo di orientarci più su una misura del genere.

La seconda misura, spiega il baldo giovine, è orientata a dare una mano a chi vuole uscire prima dal lavoro. Tutti quelli che stanno a tre anni dalla pensione possono decidere autonomamente di andarsene, se rinunciano a una piccola somma, che dipende da caso per caso. Ad esempio se uno prende 1.500 euro al mese, se accetta di andare con 1.470 euro, può andare via prima.

A breve giro di posta gli risponde durante un incontro sul welfare organizzato a Torino il presidente dell’Inps Tito Boeri, nominato in quel ruolo proprio da Renzi circa un anno e mezzo fa: Mi sembra che gli impegni del governo non siano tanto credibili. Speriamo che nella seconda fase del confronto con i sindacati, il prossimo anno, si possa mettere in campo una strategia coerente. Bisogna vedere se il governo avrà la forza per farlo.

Non contento, porta pure un esempio: Ci avevano detto che il settimo sarebbe stato l’ultimo, invece c’è stato l’ottavo e ho già il tam tam del nono. Dopo qualche ora giunge la correzione di tiro di Boeri, ma il sentore è che la frase sia scappata per poi essere corretta su pressioni di Palazzo Chigi.

© AP Photo/ Lefteris Pitarakis

La terza caduta si è consumata sulla gestione dell’emergenza immigrati. Il ministro degli Interni Alfano spiega ad un convegno di Verona come la strategia del governo è di individuare mediamente una proporzione di tre migranti ogni mille abitanti. Questo ci darebbe la possibilità di non oberare le comunità locali, di non mettere un peso sulle comunità insostenibile. Ciascuna comunità deve sostenere un peso che le proprie spalle, anche in termini di accoglienza, possono sopportare. E io credo che questo sia un obiettivo fattibile. Sarebbe allora interessante comprendere come mai si sia innescata quella violenta protesta a Goro, in provincia di Ferrara, dove un paesino di poco meno di 4mila abitanti avrebbe dovuto ospitare una ventina di profughi.

© AFP 2016/ Yoshikazu TSUNO

Insomma, ci si è fatti l’idea è che i nostri ministri riescano a mostrare ottimismo, anche se solo di maniera, perchè vivono in un altro Paese o forse perché hanno completamente smarrito il contatto con la realtà: una realtà che presenterà un conto salatissimo agli italiani, i quali da un lato si sentono dire che è tutto a posto, ma dall’altro vedranno una Legge di Stabilità che innalza il deficit con la scusa dei terremotati e degli immigrati e che indebiterà ancora di più le generazioni future, e senza neppure disinnescare definitivamente la clausola di salvaguardia sull’Iva. Così si posticipa il problema verso il 2017, anno in cui si rischia che l’aliquota Iva passi dal 10 al 13% e quella del 22 al 24%.Ed ecco servita l’ennesima farsa — sempre col sorriso e col piglio giovanile, però.

L’opinione dell’autore può non corrispondere a quella della redazione.

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