La prima sensazione dopo i risultati elettorali delle europee è che si sia ricostituito un partito che emula i fasti della vecchia DC. Infatti mai nessuno, dopo lo scudo crociato, era riuscito ad infrangere il muro dei 40% dei consensi, anche se il raffronto si riferisce alle politiche anni ’50 e con affluenze non più immaginabili ai giorni d’oggi.

Ma la considerazione più ovvia, desumibile dall’andamento degli scrutini, è che il nostro Paese è andato nell’esatta direzione opposta rispetto agli altri. Fatta eccezione dalla scontata Germania, che aveva più che validi motivi per riconfermare la sua linea politica da tempo ormai egemone e vincente in Europa, tutti gli altri hanno espresso con toni e accenti diversi criticità nei confronti dell’attuale gestione della moneta unica e più in generale sulla stessa conduzione europea. Ma come mai tutto ciò è potuto avvenire? In fondo l’Italia sta attraversando una profonda crisi economica a cui ne consegue un deficit d’identità ancora più forte e gran parte delle colpe sono senz’altro da imputare alle errate politiche economiche perseguite a causa della rigidità dei Trattati europei che vincolano la nostra economia a regole non ottimali alla realtà socio-economica del Paese.

Pertanto sarebbe stato più che legittimo aspettarsi che anche da noi gli elettori dessero dei segnali piuttosto precisi nei confronti della classe politica dirigente verso un cambio di rotta, mentre è avvenuto esattamente l’opposto! E’ stato premiato oltre misura proprio il partito che governa e che ne ha fatto una bandiera il rispetto dell’attuale impostazione ribadendo più volte, per voce del suo stesso leader e Capo del Governo, il rispetto dei vincoli e dei Trattati. Sembra quasi che gli elettori italiani siano stati all’improvviso affetti dalla famosa “Sindrome di Stoccolma” dove il prigioniero, inteso come ostaggio psicologico, arriva a giustificare addirittura il proprio aguzzino, incapace di ribellarsi ai suoi voleri e in sua totale balia. Sono bastati 80 euro nominali, perché in realtà ben pochi ne vedranno la somma per intero, a far fare questa scelta dal sapore plebiscitario ai cittadini ormai rassegnati nel preferire il canonico uovo oggi che la gallina domani?

loading...

A rigor di logica da oggi stesso non dovremmo più sentire nessuna lamentela se la pressione fiscale è arrivata a livelli da asfissia o se dovremo affidarci alle nuove regole europee sulla determinazione del calcolo del PIL, che prevedono l’inserimento del traffico degli stupefacenti, la prostituzione e il contrabbando per sperare di vedere qualche indice macroeconomico in miglioramento, perché la maggioranza seppur relativa, ma schiacciante, ha deciso che gli sta bene così.

E’ prevalsa la paura rispetto al tentativo di trovare soluzioni alternative, anche per la colpa di chi avrebbe dovuto proporle e non è riuscito a formulare con persone credibili idee credibili! Troppi soliti volti noti nei soliti partiti e poche idee ambigue in altri in contrapposizione al PD, che invece ha saputo proporre molte forze nuove e una linea precisa di continuità.

Gli italiani hanno preferito il boccone amaro certo dell’austerità rispetto all’incertezza di un cambiamento, ma non perché non lo volevano, ma perché non sono state soddisfacenti le offerte sul “mercato” politico proposte da persone ancora meno credibili.

In ogni caso sono curioso quando molti dei nodi irrisolti verranno presto al pettine, come ad esempio la legge sulla stabilità (la vecchia finanziaria!), perché i vincitori dell’attuale tornata elettorale che ci governano, dovranno reperire sempre più risorse per compensare la mancata crescita anche se “drogata” (è proprio il caso di dirlo) dal nuovo calcolo sopra citato. A questo punto vedremo se i voti saranno stati meritati o a prestito e pronti a rincorrere qualche altra speranza. In tutto questo però il Paese rischia irreversibilmente e irresponsabilmente di diventare una colonia del Sud Europa e le uniche speranze di un reale cambiamento, che faccia veramente cambiare direzione all’Europa, saranno affidate solamente ai nostri (si fa per dire) cugini francesi.

loading...