L’Europarlamento ha approvato la candidatura dell’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker alla carica di presidente della Commissione europea. Nei prossimi cinque anni a determinare il corso politico di Bruxelles sarà un rappresentante di centrodestra e un federalista che ha partecipato alla creazione dello stesso progetto dell’UE. Secondo l’espressione del premier David Cameron, è un “politico dagli anni ‘80”.

Juncker è stato eletto da una solida maggioranza: 442 voti “pro” e 250 “contro”. Il Partito Popolare Europeo, rappresentato da Junker, ha formato una coalizione con i socialisti di Martin Schulz, il cui partito è il secondo per grandezza nell’Europarlamento. I socialisti avranno in cambio per il proprio candidato la poltrona di presidente del Consiglio economia e finanza (ECOFIN). Le cariche dei capi dei consigli dell’Europarlamento sono seconde per importanza dopo quella di Juncker. Le dolorose elezioni all’Europarlamento hanno evidenziato la esigenza di cambiamento del corso della politica economica dell’Ue. Il candidato socialista alla carica di capo dell’ECOFIN ha invitato persino a non votare per Juncker, ma l’affare è affare. Juncker ha sostenuto i socialisti nei loro piani di snellire il sistema fiscale nella eurozona.

Il 59-enne Juncker è il primo capo della Eurocommissione che abbia ricevuto questa carica in seguito alla votazione nell’Europarlamento. Le candidature di tutti i suoi predecessori erano state concordate ai summit dei leader dei paesi dell’Ue. Tuttavia adesso, conformemente alle modifiche apportate alle leggi elettorali dell’Ue, il candidato a questa carica deve essere approvato dall’Europarlamento. Nessuno, del resto, impedisce al Consiglio europeo di consigliare al parlamento la persona che vorrebbe vedere in questa carica. Nei riguardi di Juncker non è stato raggiunto il consenso. Contro la sua nomina sono intervenute la Gran Bretagna e l’Ungheria. David Cameron ha persino minacciato di organizzare nel proprio paese, in caso di vittoria di Juncker, il referendum sull’uscita dall’Ue. Dopo la vittoria alle elezioni all’Europarlamento del Partito per l’indipendenza del Regno Unito di Nigel Frange il prestigio di Cameron in Gran Bretagna è messo a repentaglio. Lo stesso discorso vale per la sua rielezione al parlamento inglese nel 2015. Cameron ha fatto tutto ciò che poteva fare in questa sua situazione, ma i centristi costituiscono tuttora nell’Europarlamento una maggioranza qualificata. Alcuni sono nondimeno propensi a credere che i buoni risultati ottenuti dai nazionalisti e dagli euroscettici alle elezioni all’Europarlamento si farano sentire. Sonia Piedrafita, esperto del Centre for European Policy Studies con sede a Bruxelles, dice:

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Anche se Juncker, come Barroso, proviene dal partito conservatore, deve rimanere neutrale. Non può quindi seguire soltanto gli interessi dei conservatori. Esiste anche una importante differenza tra la sua presidenza e gli anni precedenti. Quando Barroso era presidente della Eurocommissione, il Partito Popolare Europeo aveva molto più seggi in parlamento. Il PPE aveva un grande spazio di manovra per influire sulla politica del Parlamento europeo. Adesso non è più così. Hanno ottenuto una maggioranza ma è insignificante. Vista la nuova composizione del parlamento, dovranno continuamente cercare appoggio da parte dei socialisti. Non avrà più i vantaggi di prima.

Juncker è stato per 18 anni premier del Lussemburgo e per 20 anni ministro delle finanze abbinando la carica di premier con quella del finanziere principale del paese. Capeggia anche l’Eurogruppo, un club informale dei ministri delle finanze dei paesi della eurozona. Juncker è stato uno degli architetti del Trattato di Maastricht che ha dato origine all’Unione Europea. Viene sostenuto attivamente dai fautori del progetto europeo e, di conseguenza, non è amato dagli euroscettici. La polemica attorno alla candidatura di Juncker è quella sul futuro ordinamento dell’Unione Europea. Paesi come la Gran Bretagna, Svezia e Olanda chiedono di restituire i poteri ai governi nazionali, ossia sono contro una grande eurointegrazione.

A favore di questo si pronuncia la Germania, che rimane ancora la maggiore economia europea. Gli esperti pensano che Juncker cercherà di accontentare tutti. Gli anni in cui dirigeva il ministero delle finanze ne hanno fatto un politico flessibile e pragmatico. Ma alcune contraddizioni si vedono già adesso. Juncker è a favore di una maggiore integrazione in politica estera e, di conseguenza, è per l’estensione dei poteri dell’alto rappresentante per gli affari esteri e, quindi, per la diminuzione dell’importanza delle decisioni dei ministeri degli esteri dei paesi dell’Ue. Juncker è anche intenzionato ad elevare il prestigio dell’Ue, innanzitutto tra i suoi cittadini. Forse riuscirà a farlo. “Si sente ben preparato alla lotta degli istituti dell’Ue per il potere. Conosce questi istituti. Non esiste niente che possa stupirlo e niente che non abbia ancora vissuto nel Consiglio europeo”, così lo caratterizzano i futuri colleghi.
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_07_16/Junker-in-cerca-di-compromessi-5597/

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